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di PAOLO MASSOBRIO SIAMO stanchi o siamo fritti? «Non se ne può più», tuona Mario Giordano, il Grillo ...

... Parlante della tivù, in libreria col libro-denuncia «Siamo fritti» (Mondadori, 238 pagine, 17 euro), dedicato ai vizi di un'enogastronomia troppe volte sopra le righe.

Come quel buffet per l'inaugurazione del nuovo aeroporto di Roma che costò - denuncia Giordano - oltre un milione di lire a invitato. «Panorama» di questa settimana, addirittura, stila una classifica delle cose da buttare. E tra le infradito e gli happy hour ci finisce pure l'intellettuale della degustazione, quello che in tivù cerca di far sentire il profumo di catrame della curva sinistra della salita del suo paese. Per fortuna che tra i piatti out finisce pure la caprese, insulso miscuglio estivo di pomodoro e mozzarella, stigmatizzato da Camillo Langone accanto ai cuochi superstar. Siamo davvero sopra le righe? Forse sì: dai produttori di vino che hanno iniziato a stimarsi con la foto sui giornali ai cuochi da TV che fanno la cucina dai tanti euro. Un segnale clamoroso lo ha dato nei giorni scorsi Alain Senderens, chef del Lucas Carton di Parigi (400 euro): ha rinunciato alle tre stelle Michelin per tornare in trattoria. Ma la stanchezza si legge anche tra le righe dell'Espresso dove il direttore della Guida ai ristoranti dà un pensiero sodale nientemeno che a Rocco Siffredi, accomunato a lui «dall'assuefazione al mediocre», «la noia del déjà vu», la «frustrazione dell'atto dovuto». Ma che succede? È forse per questa noia - sembra chiedersi Raspelli sulla Stampa - che nella guida presentata a ottobre svetta un locale ad Alba che ha aperto solo pochi giorni fa? O che i critici dei ristoranti di «Panorama» ed «Espresso» recensiscono i medesimi locali? Che fanno, vanno insieme per non annoiarsi? Bè, se poi sono un uomo e una donna si può anche mettere a tema il rito (annoso e ormai noioso) del cibo come seduzione. Lo ha provato a fare persino Bruno Vespa a Porta a Porta, una settimana fa, in un clima d'ammiccamenti da oratorio, dove il più serio era Vissani che, davanti alle domande sui cibi afrodisiaci, ha risposto: «Se ci credi tutto è afrodisiaco». I critici assuefatti e a loro volta star, poi, si sfogano sui blog, magari timorosi di non vedersi leggere più come un tempo. Terreno fertile è www.peperosso.info, dove si smazzano randellate verbali, oppure il blog di Stefano Bonilli, patron di giornale, tivù satellitare, guide e città del gusto tutte griffate Gambero Rosso. E che pensare quando si legge nel suo blog Paperogiallo, una critica al settimanale News perché ha dato la rubrica gastronomica ai «fratelli» di Slow Food? Noia da tardo impero, onnipotenza non riconosciuta o solo cultura dell'egemonia che non riesce mai a chiudere il cerchio? Che dire dal crepuscolo: largo ai giovani? Può darsi, a patto che non si svendano per un cartone di vino o non prendano troppo sul serio i blog. Ma nemmeno i profumi d'asfalto estivo che trasudano da un Brunello. Siamo fritti!

31/05/2005










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