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AVVISO DI GARANZIA

SE c'è un procedimento che va fermato ad ogni costo, anche a rischio di sacrificare esigenze di giustizia, è quello che ha per tema la scalata all'Antonveneta.

Può essere che Giampiero Fiorani e i concertisti abbiano aggirato norme e regole, e che la Banca d'Italia abbia dato autorizzazioni non essendone a conoscenza. Ma questo ormai è secondario. Perché davanti a tutto è già passato il diritto alla libertà che ogni cittadino deve avere. E il processo già celebrato con tanto di visibile condanna di Fiorani e del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, ha pm anticostituzionali, giurati da lapidazione in piazza, e giudici del tutto innaturali. Per la piega che ha già preso e i danni ormai fatti quel processo non si deve più fare. Anzi, va fermato. Perché ora riguarda tutti noi, non più quegli imputati virtuali. Abbiamo diritto a non vedere tornare indietro l'orologio della storia. A non essere ancora precipitati in quel deserto di giustizia e umanità, in quegli orrori che oltre dieci anni fa vivemmo nel Termidoro che falciò non con il codice, ma per regia di terzi, un'intera classe politica e dirigente. Il processo a Fazio non si può fare. Va bloccato prima che inizi. Va impedita la commedia che sta per andare in scena. Processino politico, lenta indagine che prosegue, magari anche un avviso a garanzia, a tutela dei diritti dell'alto banchiere. Ecco, anche questo elemento diventa centrale. Perché ha ragione, come spiegato ieri sulle colonne de Il Tempo, Gianni De Michelis a protestare per il linciaggio politico e mediatico del Governatore, ma sbaglia ad aggiungere «Mi sembra che Fazio non abbia ricevuto neanche un avviso di garanzia e ci siano solo cose buone per Dagospia». Perché quell'avviso forse arriverà, ma è già privo di ogni garanzia. E va fermato. Questo processo che già ha linciato e perfino lapidato il Governatore e la sua famiglia, ha come giudici altri poteri, altri interessi. Basta sfogliare i giornali dominati da quegli interessi, quelli di Confindustria, di Fiat, dei grandi gruppi che controllano Rcs, perfino quelli di alcuni partiti politici. Sono diventati loro i giurati popolari che hanno messo in mano le pietre a chi si lancia in piazza per lapidare. Ora non è più importante sapere se Fazio o altri (e non lo credo) abbiano dato o meno autorizzazioni con leggerezza. La vita di quel banchiere centrale è da sola in grado di mostrarne la limpidezza, come ha sottolineato senza attendere un istante l'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. Contro di lui si sta giocando però sporco. Le intercettazioni, la loro pubblicazione preventiva, l'utilizzo sporco che se ne sta facendo, la dicono già lunga. Abbiamo letto perfino un po' di lezione morale sull'Unità, su Il Sole 24 ore, su altri giornali, a proposito dell'utilizzo dei condoni fiscali da parte di alcuni soggetti coinvolti in questa vicenda. I furbetti del quartierino. Furbetti sì, ma un po' meno di quelli che ora gliele cantano e fino a ieri hanno fatto le stesse cose: condoni, aggiramento di norme, furbate di ogni genere. Fermateli, sono loro il cancro vero di questo Paese: i moralisti della morale ad uso privato.

01/08/2005










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