Il cambio della guardia è stato
interpretato come un'indicazione della crescente influenza
dei falchi a Teheran. Per contro, Larijani era benvoluto
nei circoli diplomatici dell'Unione Europea. Secondo fonti
del Consiglio Europeo, Solana e Larijani avevano instaurato
un ottimo rapporto personale, trascorrendo ore a discutere
non solo del programma nucleare iraniano ma anche
intessendo un dialogo sui massimi sistemi. A Larijani è
attribuita un'ottima conoscenza della cultura occidentale.
È un sofisticato intellettuale con cui la conversazione
spazia dalla politica alla filosofia. Un Larijani che
disquisisce di Kant in elegante inglese non è per questo
predisposto al dialogo più del suo presidente, Mahmoud
Ahmadinejad, a cagione delle sue rozze esternazioni, ma
chiaramente ha affascinato (e probabilmente illuso) Solana.
Il fatto è che Larijani, come il suo predecessore e
presumibilmente il suo successore, non ha mai ceduto sulla
posizione iraniana. Dal 2003, quando sotto la presidenza di
Mohammad Khatami (definito un moderato in Occidente), i
segreti nucleari iraniani vennero alla luce, quella
posizione non è mai cambiata.
Quel che è cambiato è la
continua disponibilità occidentale a venire incontro alle
posizioni iraniane nell'illusione che nuove concessioni
persuaderebbero Teheran. Un grave errore, che ha permesso
al programma nucleare iraniano di guadagnare tempo. A
prescindere da chi guida il paese e da chi negozia, l'Iran
insiste sul suo diritto ad arricchire l'uranio e a
completare il ciclo del combustibile nucleare, che gli
permetterebbe di produrre armi nucleari; le uniche
differenze sono semmai tattiche. Fu Larijani, dopotutto, a
rifiutare sommariamente il pacchetto di straordinari
incentivi economici e diplomatici offerti da Russia, Cina,
Europa e Stati Uniti a giugno dell'anno scorso. Larijani ha
un passato rivoluzionario non meno radicale di Ahmadinejad.
Entrambi sono nazionalisti persiani e credono nel diritto
dell'Iran ad assurgere a potenza egemone regionale, ben
comprendendo che l'ingresso al club nucleare è la miglior
garanzia di successo. La sorpresa occidentale per
quest'improvvisa sostituzione è dunque mal posta.
La
nuova faccia diplomatica dell'Iran non potrà intrattenere
Solana in dialoghi metafisici forse, ma il messaggio è lo
stesso di sempre. Sta ai nostri diplomatici capirlo con
chiarezza, senza farsi distrarre da disquisizioni su Kant.