E ancora: «Sti rumeni stanno infestando la nostra razza!! Pulizia etnica, solo quella può salvarci».
Parlavano così i ragazzi di piazza Vescovio, i frequentatori del pub Excalibur, ritrovo di ultras di Roma e Lazio, assidui frenquentatori anche del "Presidio", in via Montebuono. Sono "Alfredone", "Chicco", "Cipolla", "Giorgetto!", "Guerriero", "Zazà", "Yoghi", "Er Vampiro", o "Valterino dei Fedayn" e altri ancora. In circa un centinaio di pagine di ordinanza, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Guglielmo Montoni, spiega questo scorcio di tifo violento romano così com'è trapelato dalle indagini di Ros e Digos. E lo riassume in cinque azioni violente.
Aggressione a Villa Ada.
La data è quella del 28 giugno 2007. È l'1,10 della notte. Sul palco sta suonando la Banda Bassotti, «espressione dell'area della sinistra antagonista capitolina. Assistono 1.500 persone». All'improvviso «un gruppo di facinorosi» armati «di bastoni e altri oggetti contundenti, con caschi e sciarpe» e inneggianti «al partito fascista e al duce» si avvicina agli spettatori, li fa indietreggiare poi l'aggressione.
Occupazione dell'immobile Atac in viale Etiopia.
Il 2 ottobre «alcuni elementi gravitanti attorno al movimento Forza Nuova irrompono nel locale e all'esterno affiggono un cartello con la scritta "Forza Nuova - Federazione romana" senza tuttavia permanervi all'interno». Reati? Nessuno. Elementi utili alle indagini? Uno: «La vicenda comprova il collegamento tra i vari indagati e tra le varie situazione delittuose».
Azioni violente contro romeni.
La miccia che accende l'ira del gruppo sarebbe scoccata dopo il 30 ottobre, con l'omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto. Scrive il Gip: «Già il 1° novembre gli indagati concordavano sulla necessità di attivarsi per dare una risposta in termini punitivi a quanto accaduto...», per mettere a segno una «rappresaglia xenofoba contro i campi nomadi... che non sia dimenticata nel giro di due settimane». Un'azione «"da far strippare il culo e pensare chi ti governa dall'alto"». Il 9 ottobre ne commettono una, al campo di via Procaccino: in due lanciano una bottogilia incendiaria su una baracca.
Piani di guerriglia contro gli ultras.
Parlano al telefono in piena notte, alle 4,08 del 23 settembre 2007, prima della partenza alle sei del mattino per Bergamo. «Stasera voglio ammazzare qualcuno, voglio andare in battaglia». Poche ore dopo in piazza Vescovio la polizia controlla 67 tifosi laziali. Gli agenti trovano un borsone abbandonato con due fumogeni, pugno di ferro, manganello di ferro e sei coltelli con lame da 20-30 centimetri.
Assalto alle caserme.
A Roma l'11 novembre scoppia l'inferno. A scoperchiare la rabbia è l'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, ferito a morte dal proiettile sparato da un agente in un autogrill vicino Arezzo. Il giorno degli scontri, all'ora di pranzo in una conversazione uno degli indagati dice a un amico: «Vojo brucià tutto, vojo brucià tutto». Un altro, in un'altra conversazione: «Oggi sarà violenza pura, Roma andrà a fuoco. Stasera sarà l'inferno». Poi la follia scoppia davvero: caserme di polizia e carabinieri assaltate, date alla fiamme, agenti e tifosi feriti, e i primi arresti.
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Fabio Di Chio e Augusto Parboni
27/02/2008