I precari sono
diventati una nicchia di mercato. E che nicchia! Se gli
ultimi dati Istat fotografano questa realtà in 2,2 milioni
di persone, secondo l'ultimo saggio del sociologo Luciano
Gallino, "il lavoro non è una merce" corrispondono ormai al
30% della popolazione lavorativa, una cifra che va da
cinque a otto milioni di persone (se nel conto mettiamo
anche il lavoro nero). Ebbene, regolarizzarli tutti è
impossibile e anzi, cresceranno ancora così come sta
accadendo negli altri paesi della comunità europea, dalla
Germania alla Spagna. È l'economia globale, bellezza! E
allora perché gridare allo scandalo e promettere
l'impossibile. Semplice. Visto che questo mondo è ancora
così fluido e percepito negativamente dagli stessi
appartenenti, tanto vale approfittarne. Lo fa la politica,
l'estrema sinistra in particolare, ma un po' tutta in
generale, che promettendo l'impossibile cancellazione della
categoria, spera di poter pescare a man bassa i consensi di
questi lavoratori. E da un po' di tempo lo ha capito anche
l'industria culturale che si prepara a una vera invasione
di prodotti per la mente. Sotto la falsa forma di denuncia
del fenomeno, hanno trovato il modo di lanciarsi,
rilanciarsi e colmare la sindrome della pagina bianca,
decine di autori. E qualcuno sembra aver già guadagnato un
posto al sole. E forse in Parlamento. Iniziamo da Paolo
Virzì, il regista toscano caro alla sinistra che il
prossimo 14 marzo sbarcherà al cinema con "Tutta la vita
davanti", sulla vita nei call center che grazie a un'ottima
strategia di comunicazione ha già conquistato decine di
copertine, ha creato la giusta attesa (soprattutto nei
precari) e da poco è entrato tra i nomi dei candidabili del
pd. Contemporaneamente, arriva un'altra denuncia, questa
volta di Ascanio Celestini che sbarca con il docu-film
"Parole sante". Al teatro invece ci hanno pensato Noemi
Serracini con "Tutto il precariato" e Paola Cortellesi con
"Gli ultimi saranno ultimi", arrivato anche in libreria con
un cofanetto libro + dvd. Tra gli scaffali però, la
Cortellesi è in buona compagnia perché autori affermati ed
esordienti sembrano aver scoperto un nuovo filone d'oro.
Solo per citarne qualcuno si va da "San Precario lavora per
noi" di Loris Accornero a "Generazione Tuareg" di Francesco
Delzio, da "Precari e contenti" di Angela Padrone a "Il
mondo deve sapere" di Michela Murgia. In questo modo dalla
denuncia si sta creando una sorta di sfruttamento della
nicchia. Non c'è nulla di male a parlare dei precari e a
puntare strategicamente su questi, che almeno però, venga
fatto con trasparenza.
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02/03/2008