Il secondo forum de Il Tempo ha visto la partecipazione del presidente di Confcommercio Roma Cesare Pambianchi sulle azioni necessarie in vista dello sviluppo della Capitale
I prezzi corrono e la gente non ce la fa. Cosa si può fare per contrastare il fenonemo?
Le ragioni per spiegare il carovita sono mal poste. Quando si parla, ad esempio, di alimentari, e si dice che un ortaggio alla produzione costa un decimo rispetto al negozio, si deve tener conto che la materia prima non è più la parte principale nella composizione del prezzo finale. Ci sono altri fattori che pesano: distribuzione, affitto, energia elettrica. Questo spiega i rincari. Ma nessuno lo dice. La filiera è lunga, i costi intermedi sono diventati predominanti e nessuno era preparato a questo.
Accorciamo la filiera allora?
Non possiamo pensare che i coltivatori diretti diventino commercianti. La filiera corta è un'utopia. Occorre intervenire su altri fattori
Quali?
Ne cito solo uno. Il costo delle locazioni commerciali. Oggi si guarda, ad esempio, all'incremento di prezzo del pomodoro dal campo al mercato. Nessuno dice quanto costa l'affitto di un negozio. Non ho mai visto un fruttivendolo che si sia arricchito in maniera spropositata. Non solo. Se vediamo quanto pesa oggi la spesa alimentare sul budget familiare si scopre che stiamo parlando del 15-20% della spesa complessiva.
Che vuol dire?
Ha vinto chi ha fatto più comunicazione e ha spinto le famiglie verso consumi alternativi. Del genere tre telefonini e due automobili. Il reddito è rimasto lo stesso e il carrello della spesa si è impoverito.
I cittadini però ora sono in difficoltà. Come si ridà loro ottimismo? È proprio impossibile pensare a un abbassamento dei prezzi?
Nella mia vita non c'è stata una sola volta in cui questo sia accaduto. L'unica soluzione è quella di creare un giusto equilibrio tra la crescita dei salari e quella dei consumi con una diversa politica retributiva e fiscale. In altre parole se la lotta all'evasione crea maggior gettito bisogna utilizzarlo per ridurre la forbice tra quanto percepito dal lavoratore e quanto paga l'azienda. E ancora. Va alzata la fascia di reddito non tassato. Sulla povertà non si possono far pagare le tasse.
Tocchiamo il punto dolente del fisco. Cosa chiedete per allentare la morsa dell'erario?
Oltre a non toccare con nessuna aliquota fiscale i redditi vicino alla soglia di povertà e anzi semmai integrandoli, occorre non vanificare quanto si fa a livello di contrattazione territoriale in termini di incentivazione ai dipendenti. Oggi quando accordiamo un premio, ad esempio, di 500 euro oltre 200 vanno allo stato. Serve una tassazione più bassa per non fare perdere all'incentivo la sua missione. Poi c'è l'Irap.
Alle imprese non va giù?
È una tassa profondamente ingiusta perché aggrava la situazione delle aziende che hanno più dipendenti. Si disincentiva l'azienda ad assumere personale e spinge gli imprenditori ad avvicinarsi verso attività del tipo: compro a 100 e rivendo a 120. Stop.
Sulla lotta all'evasione fiscale come si pone la sua categoria?
Sentiamo il peso della concorrenza sleale da parte di chi evade le imposte. Dunque siamo assolutamente d'accordo. Non lo siamo su tutte quelle politiche che colpevolizzano gli imprenditori come nel caso della rivisitazione delle norme sulla detraibilità dei canoni di locazione finanziaria degli investimenti. Si tratta di leggi che hanno effetto sulle decisioni prese in passato e che portano squilibrio sui piani finanziari futuri. Lo stesso vale per gli studi di settore.
Anche questi da bloccare?
Non ci vedono contrari. Anzi ci danno indicazioni sulla programmazione. Sono i cosiddetti benchmark di mercato. Solo che sono sbagliati i numeri e non va bene il fatto che non vengano adeguati di volta in volta rispetto ai cicli dell'economia
Parliamo dei saldi. Secondo lei sono da abolire oppure no?
Assolutamente da mantenere. Sono una forma incentivante di vendita e il momento di maggiore comunicazione con il cliente. E danno il 20-25% del fatturato di un negozio. Siamo solo contrari all'anticipazione perché si perde la motivazione principale dei saldi. Che è quella di vendere le rimanenze. Se sono troppo vicini al periodo di Natale è chiaro che si posticipa l'acquisto del capo. Per questo il miglior momento è quello a partire dalla seconda metà di gennaio. In quel caso si crea l'attesa nel cliente e i commercianti non fanno svendite forzate
Venendo a un aspetto più propriamente romano, quanto incide sul calo dei consumi l'introduzione della Ztl notturna nelle zone della movida capitolina come Testaccio, Trastevere e centro storico?
È indubbio che nella Capitale serva una soluzione stabile per quanto riguarda la mobilità sia esterna (quella dall'hinterland verso Roma) sia interna alla città. Roma è diventata la Capitale dei divieti ed è arrivato il momento di dire basta, di invertire questa tendenza. I problemi non si risolvono vietando. Le strisce blu, ad esempio, vanno bene e possono essere un utile strumento per mettere ordine, ma senza eliminare la sosta fissa. Inoltre, alle creazione delle isole pedonali bisognerebbe affiancare un diverso sistema dei parcheggi. I grandi parcheggi devono essere dati in gestione a società esterne. Le operazioni immobiliari da sole non servono. L'obiettivo dev'essere rendere la città più fruibile. Il turismo si incentiva rendendo fruibile un centro storico unico. Per questo dobbiamo dire no a una città a pedaggio. E respingiamo ipotesi come il ticket sul Gra o la tassa di soggiorno. Servono parcheggi e infrastrutture che garantiscano la fruibilità della Capitale.
Che rapporto esiste tra la crisi del commercio e il proliferare della grande distribuzione?
La programmazione urbanistica non va di pari passo con una programmazione commerciale che a Roma non è stata fatta. In 4 anni sono nati 2000 negozi in più. I centri commerciali, dove ci sono supermarket, cinema e 200 negozi, sono tutti concentrati nelle zone di Roma Est, Tor Vergata e Romanina: sono le zone a densità di popolazione più elevata e quelle che hanno risentito prima della crisi. Si è parlato troppo di metri cubi e troppo poco del numero di negozi. E ancora non sono partiti gli articoli 11 che prevedono parti residenziali e parti commerciali. Oggi i grandi centri commerciali si stanno cannibalizzando e vanno male, nel senso che non raggiungono gli obiettivi che s'erano prefissati. Tanti negozi vogliono chiudere, ma hanno debiti mostruosi. Senza contare che la grande distribuzione sta desertificando sia le periferie in cui sorgono, sia i paesi limitrofi al Gra. Una volta un sindaco mi ha detto: «A Veltronia dovete finirla di fare centri commerciali». Serve una nuova programmazione urbanistica unita a una commerciale: è un problema che abbiamo affrontato con l'Acer (Associazione dei costruttori romani) e che poniamo tanto noi quanto i costruttori. Il modello centro commerciale è in crisi perché c'è una sovraofferta e perché Roma è una città per chi ama stare all'aperto, che ha già centri commerciali, ma all'aria aperta: parlo di zone come centro storico, Prati, Marconi, Appia Nuova, Africano, Eur. L'offerta di centri commerciali è eccessiva, piuttosto con i costruttori siamo d'accordo per procedere insieme contro l'emergenza abitativa.
Lei ha incontrato sia Rutelli sia Alemanno. Indipendentemente da chi verrà eletto, che cosa chiede al nuovo sindaco di Roma?
Chiedo innanzitutto una seria politica di infrastrutture e parcheggi. Sono stati fatti i centri commerciali senza strade adeguate. Penso alla Tiburtina, all'A24, alla Roma-Fiumicino, alla Pontina. Inoltre, bisogna avviare interventi concreti ed efficaci contro l'abusivismo commerciale. È un fenomeno del quale non ci scandalizziamo, ma dal quale ci sentiamo danneggiato. Eppure, solo a Roma esiste questo fenomeno, debellato da tempo in tutte le altre grandi città europee. Dobbiamo riappropiarci della nostra città. Vanno bene i controlli nei confronti di negozi, bar e ristoranti, per evitare che "tavolino selvaggio" deturpi la città. Ma poi sui marciapiedi non viene fatto alcun controllo: c'è troppo permessivismo. E i commercianti sono arrabbiati: ricevono tanti controlli, ma nessuno colpisce chi li danneggia. Non è un discorso classista, né razzista: noi abbiamo lavoratori di ogni nazionalità. Ma l'abusivismo va combattuto. Gli scempi di via Cola di Rienzo o Castel Sant'Angelo non possono più essere tollerati. L'Italia, che vive di griffe e brand, non può permetterselo. Oltretutto, l'abusivismo commerciale è strettamente collegato a fenomeni come la delinquenza organizzata e la microcriminalità. Roma è oggetto di una vera e propria invasione barbarica, sorgono favelas dappertutto. Rom e baraccati rubano e squagliano rame, rubano energia elettrica, delinquono. Esiste una vera e propria emergenza sia dal punto di vista sociale sia dal punto di vista sanitario: stanno tornando malattie debellate da tempo come la tubercolosi. Per noi la microcriminalità è un problema enorme e, quando abbiamo avuto un incontro con l'ex prefetto di Roma Serra, ci è stato risposto: «Prendete vigilanza privata». È un discorso assurdo che aumenta ancora di più i costi.
Quante possibilità ha di diventare il prossimo presidente della Camera di Commercio di Roma?
Tutto dipende da cosa farà l'attuale presidente Andrea Mondello, legittimamente in carica fino al 2010. C'è stato tanto vociferare, ma di certo non c'è nulla. Stiamo riprogrammando l'attività della Camera di Commercio, cercando di dare maggiore attenzione ai problemi della città. Sinora la Camera di Commercio è stata artefice di grandi opere: il Tecnopolo, il Polo scientifico, il Centro agroalimentare e la Fiera di Roma. Mancano le infrastrutture: noi spingeremo affinché vengano create. La presidenza Mondello ha dato lustro: la Camera di Commercio di Roma è divenuta la prima d'Italia come ricchezza e come attività. Quelli di Mondello sono stati tredici anni di successi.
Fiumicino può essere l'unico Hub d'Italia ed è preparato ad accogliere questa sfida? Quando potremo avere un grande aeroporto internazionale?
Sono stato per anni nel Consiglio di amministrazione di Aeroporto di Roma. E devo ammettere che la situazione è tutt'altro che tragica. A Fiumicino esiste una unica vera disfunzione: la distribuzione dei bagagli. Il terrorismo non ci ha aiutato, perché ha comportato l'adeguamento dei mezzi tecnici e tempi più lunghi. Però i lavori di ammodernamento sono stati fatti e quelli in corso vanno avanti spediti. Sono stati creati nuovi moli. L'aeroporto Leonardo da Vinci è divenuto un grande centro commerciale, con negozi d'eccellenza internazionale anche nei nuovi moli. Siamo pronti a essere l'unico Hub internazionale italiano dopo la chiusura di Malpensa? Tecnicamente sì, ma servono le infrastrutture. Il commercio nella zona tra Roma e Fiumicino è cresciuto in maniera enorme, così come l'urbanizzazione. Esistono grandi centri commerciali, quartieri nuovi e molto popolati, la nuova Fiera di Roma. Così l'autostrada Roma-Fiumicino rischia il collasso. Senza contare il turismo da crociera della vicina Civitavecchia.
Già, Civitavecchia. Anche lì esiste una seria carenza infrastrutturale. Senza contare, inoltre, i problemi legati alla nautica.
Per quanto riguarda Civitavecchia, serve un collegamento viario migliore con Viterbo. La strada che c'è adesso non è funzionale e penalizza il turismo in quella splendida città e in tutta la Tuscia.
E per quanto riguarda la nautica?
Servono più porti. E nel Lazio si possono fare. Il territorio ne è carente: mancano porti turistici. Basti pensare che l'ultimo inaugurato è quello di Ostia. Serve un serio programma per creare posti barca e scivoli, per risolvere situazioni che da tempo richiedono attenzione: Santa Marinella, San Felice Circeo, Porto Badino, Gaeta, Riva di Traiano, Fiumicino, Fiumara Grande, Civitavecchia. Senza contare che il Tevere è inutilizzato da tempo e invece potrebbe essere navigabile da San Pietro fino a Ostia Antica e a Fiumicino.
Filippo Caleri e Daniele Di Mario
11/03/2008
Patricia Yurena Rodriguez (al centro) è stata proclamata a Oropesa del Mar Miss Spagna 2008