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Casini: mai più con Silvio.
Può vincere, non governare

Casini ospite de Il Tempo rilancia il ruolo dell'Udc e dei moderati, senza i quali "si possono vincere le elezioni ma non non si può governare il paese"

Casini Presidente partiamo dalla campagna elettorale. Cosa ha prodotto fino ad oggi?


Io dico che il voto nel Lazio, e in altre regioni come il Molise e l'Abruzzo, faranno la differenza. Noi facciamo appello al voto utile che è quello dato con coscienza, dato per valori e per un'Italia condivisa. Abbiamo detto per anni che il bipolarismo realizzava delle grandi armate capaci di vincere le elezioni e non in grado di governare il giorno dopo. Oggi c'è lo stesso problema. Mettere assieme radicali e cattolici, l'operaio della Thyssen e il presidente della Federmeccanica, o mettere assieme la Mussolini e Fini, Ciarrapico e Giovanardi, non credo sia un modo che consentirà di dar vita a un programma di governo omogeneo. Noi abbiamo fatto una scelta diversa: riteniamo che il voto utile sia quello che crea una differenza.


Le previsioni sono a favore del Pdl per quanto concerne la Camera. Al Senato il risultato è più incerto e chi vincerà le elezioni potrebbe aver bisogno di un sostegno «esterno». Vi alleerete con qualcuno?


Le alleanze si fanno prima del voto. Berlusconi davanti alla nostra proposta di metterci insieme, non riconoscendo all'Udc il ruolo ottenuto dalla Lega, ha dato una risposta che implicitamente diceva: «Siamo autosufficienti». Sarebbe mancare di rispetto a lui, e ai nostri elettori, dire che alleanze impossibili prima del voto sono possibili dopo. In questo senso siamo alternativi politicamente al Pdl e ideologicamente al Pd, perché non riteniamo compatibile la tradizione democratico-cristiana con l'appartenenza alle forze del socialismo europeo. È chiaro che sconti non possiamo farne a nessuno, altrimenti si accetta un trasformismo post-elettorale. E non so se tutti quelli che oggi sono candidati nel Pdl possono sostenere la stessa fedeltà alle alleanze prese in passato.


Ma un accordo con Berlusconi è possibile?


La risposta a un'alleanza con Berlusconi, in termini di voto di fiducia, è semplice: no. Naturalmente, per i programmi che Berlusconi porterà in Parlamento, penso alle liberalizzazioni, noi non avremo nessuna difficoltà a votare. Insomma, non saremo un'opposizione sfascista, ma moderata. Se Berlusconi, per esempio, riproponesse la legge obiettivo che toglie i diritti di veto agli enti locali rispetto a infrastrutture di utilità nazionale di cui c'è bisogno, non avremo difficoltà a votare. Saremo un'opposizione pragmatica, i nostri valori faranno la differenza. Lavoreremo per difendere la legge sulla fecondazione assistita, un'idea di famiglia che non sia quella spagnola.


La telefonata tra lei e Gianni Letta. Cosa vi siete detti?


Non ho niente da aggiungere a quello che Gianfranco Fini ha ricordato nel forum de Il Tempo. Dico solo che io a casa mia non tratterei così neanche una donna di servizio, e per fortuna che con me non l'hanno mai fatto. Perché la prima volta che è successo è stata l'ultima.


Insomma, ci voleva un po' più di stile da parte del Cavaliere?


No, perché alla fine il problema era la sostanza. Infatti, debbo dire la verità, le affermazioni che Berlusconi ha fatto successivamente, quelle in cui ha spiegato che io non gli ho consentito mai di governare, sono state positive perché hanno dimostrato come da parte sua ci sia stata una totale insofferenza. Diciamo che per quel minimo di vigliaccheria che l'uomo politico ha in certe circostanze, forse avevo bisogno proprio di una spinta forte. C'è stata e mi ha fatto capire che la condizione per rimanere in una coalizione di centrodestra era la mia umiliazione politica. Poiché nessun incarico ministeriale mi può far accettare l'idea di essere umiliato politicamente, ho trovato la forza per fare quello che sto facendo oggi. E devo dire che ciò mi ha suscitato crescente passione. Un dato: a fronte degli abbandoni di pezzi di classe dirigente dell'Udc che vengono cooptati dal Pdl (la carne è debole e li capisco...), crescono i sondaggi per noi, quindi qualcosa non torna.


Dove prenderete più consensi? In Forza Italia? Dagli ex elettori democristiani?


La maggior parte del bacino di utenza è rappresentato dagli elettori di Forza Italia che non se la sentono di avallare la trasformazione di un centrodestra in una destra populista. Poi c'è un bacino di elettori cattolici di centrosinistra che hanno visto che c'era più spazio nel Pd per i radicali che per i loro valori. Molti, invece, sono anche i delusi del governo Prodi. Stiamo guadagnando un elettorato a 360 gradi.


C'è un progetto di creazione di un grande centro alternativo?


Sono convinto che senza un centro moderato in Italia non si governa. Si possono vincere le elezioni, ma non si governa il Paese. Alla lunga prevalgono le pulsioni radicali da una parte e leghiste dall'altra. La scelta di Berlusconi mette la Lega in una condizione di dare le carte. E non credo che questo piaccia tanto.


Segnali dall'altra sponda del Tevere?


Nessun segnale. Abbiamo tanti cattolici che condividono la nostra battaglia politica, ma quando sento Berlusconi che dice che il Vaticano lo aiuta non credo che siano molto contenti nel sentirsi considerati un organismo collaterale a una formazione politica. Noi non vogliamo strumentalizzare nessuno. Contrariamente ai due partiti maggiori crediamo che le questioni etiche debbano entrare in campagna elettorale perché riguardano la vita e la morte delle persone. Noi sulla fecondazione assistita votiamo, sul divorzio votiamo, sull'aborto votiamo, su tutte queste questioni si è votato in passato, si vota oggi e si voterà domani.


Temi come questi dovrebbero restare fuori dagli schieramenti?


No. Sono problemi che riguardano il futuro degli uomini e delle donne di questo Paese. In Parlamento bisogna votare su questi temi. Ci sono partiti che non possono esprimersi perché hanno idee troppo diverse al loro interno e altri partiti che possono farlo: noi siamo tra questi.


Vi sentite più rappresentativi di altri rispetto ai valori cattolici?


Sì, qui non si tratta di esibizionismo religioso, ma di difendere l'identità cristiana del Paese, cosa che noi facciamo più di altri. Riteniamo che la difesa dell'identità cristiana dell'Italia sia una questione civile e politica. Perché siamo in un mondo globalizzato, dove arrivano tanti extracomunitari. Vogliamo accoglierli come fratelli e dare loro un'opportunità, ma dobbiamo essere chiari su chi siamo noi, da dove veniamo, dove vogliamo andare, quale tradizione, regole e storia abbiamo da difendere. Per cui l'identità cristiana, che oggi è profondamente connessa con l'identità dell'Occidente, è il presupposto per dialogare efficacemente con gli altri. Altrimenti ci sarà un cedimento culturale alle ragioni altrui.


I voti di Mastella che fine fanno?


Bisognerebbe chiederlo ai votanti. Io debbo dire la verità, penso che molti voteranno per noi, molti per il Pd e alcuni per il Pdl. Per noi può essere un bacino interessante, ma in questo momento io ho rispetto per Mastella, per la situazione che sta vivendo, anche familiare. L'ho difeso in Parlamento sostenendo che è una persona per bene e lo faccio anche oggi. Però la mia storia e la sua sono diverse.


Difetti e pregi di Berlusconi.


Il pregio: è una persona simpatica e accattivante. Di difetti ne ha tanti come me.


Quello che non sopporta?


Lo sanno tutti. Ogni tanto è un po' bugiardo. Ma devo dire che non c'è una questione personale nei confronti di Berlusconi. Io verso di lui ho sentimenti di simpatia e di affetto. C'è una diversa visione politica, ma da tempo.


Lei dice di essersi staccato dal centrodestra di Berlusconi. Ma in molte amministrazioni locali governate ancora insieme. La sua è una convinzione che vale solo per il governo nazionale?


Che la Lega sia presente in alcune aree del Paese è un fatto e loro non ne hanno colpe. Noi non intendiamo affatto smantellare le alleanze dove ci sono i nostri uomini, se le alleanze funzionano bene. Intendiamo farle in base a una scelta molto pragmatica. Così faremo a Roma e da altre parti.


Quando un elettore di Roma vede che ci sono due candidati come Baccini e Ciocchetti espressione della stessa area politica fino a qualche mese fa, viene da chiedersi: tutti questi meccanismi di litigio non sono un po' superati?


Sono totalmente d'accordo. A livello nazionale abbiamo superato queste difficoltà, purtroppo non sono state superate a livello romano e questo è un handicap.


Ma cosa è successo veramente con la Rosa Bianca? Siete una federazione? Cosa siete?


È importante che ci sia una lista unica ed è importante che ci sia una unione stretta e in sintonia con personalità nuove. Ne cito due: Pezzotta e De Mita. Alcuni contestano Ciriaco perché anziano, ma è espressione di una storia cattolica democratica che non ha avuto spazio e che è entrata in rotta di collisione col Pd. Faremo una costituente di centro e daremo vita a un partito che parta dal basso.


In Sicilia è stato deciso di dare un bonus a tutti i dipendenti prelevandolo da un fondo previsto per incentivare la produttività dell'amministrazione. Perché prima e non dopo il voto?


Non sono informato di questo bonus ma non ho difficoltà a dire che se le cose stanno così è stata un'occasione persa più che indovinata. Oggi dobbiamo valorizzare il merito, ma a volte ci improvvisiamo statalisti e liberisti a giorni alterni. Bertinotti e Berlusconi parlano molto di Alitalia e sono in grande sintonia per la cordata italiana: anche questo è eloquente. Credo che oggi l'Italia non abbia bisogno di protezionismi e di dazi doganali, l'Italia ha bisogno di più concorrenza, più liberalizzazioni e più mercato. Questo è il mio punto di riferimento.


Alitalia, appunto. Era il caso di farlo diventare un caso elettorale?


Nella vicenda Alitalia c'è stato il primo elemento negativo che è il caso Malpensa: ha portato alla compagnia oneri aggiuntivi rispetto al suo naturale hub di Fiumicino. Ora è una compagnia che non sta sul mercato. Mi meraviglio che da Roma ci sia poca reazione quando i dati sono così imbarazzanti. Né Berlusconi né Veltroni hanno il coraggio di spiegare che è stata una scelta sbagliata. Oggi Malpensa deve trovare una sua identità. La cordata italiana? Ben venga, ma se non si è evidenziata il dubbio che in campagna elettorale tutto venga strumentalizzato viene.


Ma i problemi di Alitalia non nascono oggi.


Certo, c'è stata una politica del rinvio che in Italia coincide con la politica dei «no». È quella che ha interrotto la modernizzazione del Paese. Oggi non c'è futuro, c'è una crisi di responsabilità, di doveri, di merito, di autorità.


Lei sta facendo una battaglia per riportare il nucleare in Italia. Crede sia una soluzione possibile?


Ormai siamo a un punto di svolta. Chiunque vincerà dovrà fare queste cose.


A proposito di fare. Se vincesse lei, quali cose bisognerebbe fare subito?


Le deduzioni familiari, perché io piuttosto che abbassare le aliquote Irpef e tutti i redditi farei una politica di riduzioni pesante per le famiglie. Seconda cosa l'energia. Terza: la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, perché sono convinto che se aumentano le tariffe di gas, acqua e luce è perché c'è un monopolio dei servizi pubblici locali. La gestione deve essere messa in concorrenza.


E il quoziente familiare?


No, perché significherebbe rivoluzionare il sistema fiscale italiano e ci vorrebbero venti anni per farlo. In termini teorici sono d'accordo, ma abbiamo scelto una via tempestiva e realistica.


Varchiamo un attimo i confini. Quattromila morti americani nella guerra in Iraq. Tornando al 2003 rimanderebbe lì i soldati italiani?


Nel 2003 sì perché è stata una missione militare di pace. Con la stessa franchezza non rimanderei i militari oggi.


Tra i tre candidati alle presidenziali americane chi sceglie?


Non Obama. Perché non credo agli spot al potere.


Si spieghi meglio


È un candidato meno preparato degli altri per affrontare questioni complesse come quelle della società americana. Ha fatto una grandissima campagna mediatica, ma non può governare il pianeta.


Sosterrebbe il boicottaggio delle Olimpiadi?


Boicottaggio dei politici sì. Meno vetrina e olimpiadi con gli atleti senza le rappresentanze politiche e istituzionali.


E la posizione italiana nei confronti della Cina?


Ritenere che si possa fare una politica di boicottaggio della Cina è irrealistico. Ma le Olimpiadi si sapeva da tempo dove le organizzavano, non è che ce ne siamo accorti oggi.


Darebbe il via libera a un incontro televisivo tra Veltroni e Berlusconi?


Il comportamento del Pd è la più grande vergogna di questa campagna elettorale. Rinnegando le sue battaglie ideali sulla par condicio oggi propone la spartizione a due della par condicio. È il segno dell'autentico infortunio di Veltroni, perché dimentica tutte le mitologie che ha proclamato in questi anni solo perché ha la convenienza di uno scontro a due.

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Fabio Perugia

26/03/2008










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