Sicurezza, lotta all'immigrazione clandestina, lavoro, mutuo sociale contro l'emergenza casa, congelamento delle tariffe. Sono questi i punti del programma de La Destra discussi dal candidato a sindaco di Roma Francesco Storace nel forum organizzato da Il Tempo
Onorevole Francesco Storace perché ha deciso di fondare La Destra?
Perché sapevamo sin da subito quale brutto figlio avrebbero prodotto i matrimoni da cui sono nati Pd e Pdl. Si vuole andare al potere a dispetto dei valori. Noi abbiamo fatto la scelta opposta: mettere al centro i valori per lasciare a chi verrà dopo di noi una eredità politica e morale. Siamo orgogliosi di aver contribuito a battere e ad abbattere il governo Prodi. In questi anni è stata messa in discussione la famiglia, il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre; è stata messa in discussione la vita umana, fatta oggetto di un vero e proprio mercato. Per non parlare della libertà, col Papa che non è potuto andare alla Sapienza, e la sicurezza, oggi sempre più precaria. Per questo ho deciso di lasciare An e fondare La Destra: per dar voce alla vera politica.
Quali sono i punti cardine del suo programma?
Sicurezza, lavoro e casa. Inoltre, serve una giusta politica dell'immigrazione, perché la legge Bossi-Fini non ha previsto l'immigrazione clandestina come reato ed è stata sabotata dai magistrati. Solo chi ha casa e lavoro dovrebbe poter entrare in Italia e il prossimo Guardasigilli dovrebbe adoperarsi per stipulare un trattato coi Paesi di provenienza degli immigrati. I delinquenti restino a casa loro e chi viene condannato in Italia sconti la pena nel proprio Paese.
Per quanto riguarda gli altri aspetti del programma?
Bisogna combattere il carovita. Sento tante proposte per abbassare le tasse o dare incentivi e bonus. Mi chiedo: da dove prenderanno i soldi Berlusconi o Veltroni? Sui prezzi bisogna fare autocritica, perché nessuno ha saputo gestire il passaggio lira-euro. Per tutelare il potere d'acquisto delle famiglie ho due proposte: congelare le tariffe dei servizi e introdurre il mutuo sociale per arginare l'emergenza casa. Le risorse per farlo? Le prenderei dal «tesorone» di banche e assicurazioni.
Daniela Santanchè, candidata premier de La Destra, ha molta più visibilità di lei. Il suo è un passo indietro?
La Destra non è un partito personale e io, che sono entrato in Parlamento nel 1994 e sono stato governatore del Lazio, sarei apparso vecchio. In An i miei rapporti con Daniela erano difficili, poi l'ho conosciuta. Candidarla è stata una scelta azzeccata: perché la sua è una candidatura di rottura e perché chi supera i pregiudizi su di lei finisce con l'apprezzarla. Basta guardare gli indici d'ascolto della tv per rendersene conto: Berlusconi e Veltroni fanno sbadigliare gli italiani, Daniela invece li tiene incollati allo schermo. La gente comincia a interrogarsi. Anche perché 40 partiti sono troppi, ma due, Pd e Pdl, sono troppo pochi. Gli elettori lo stanno capendo e La Destra conseguirà un grande risultato alle elezioni, non solo a Roma. L'obiettivo è entrare sia alla Camera sia al Senato: ho scelto di candidarmi a Palazzo Madama con questo fine, privilegiando gli ideali alla Casta e rifiutando l'offerta di Berlusconi di entrare nella «Lista Cinica». Io non mi alleo con Dini.
Perché, cosa le ha fatto Dini?
Berlusconi non ha rispettato le promesse. In tanti hanno fatto cadere il governo Prodi e hanno rifiutato le proposte di Marini che offriva una legge elettorale con quorum bassissimi pur di fare il governo tecnico. Penso a Casini (che non capisco perché non abbia accettato di partecipare al progetto del Partito popolare) e allo stesso Mastella. Sono stati traditi: il Cavaliere aveva paura del loro trasformismo. Però Dini, uno che entra in banca senza passamontagna ma siamo lì, è stato inserito nelle liste al terzo posto nel Lazio dopo Pera e Gasparri. Ma siamo proprio sicuri che Dini o Ciarrapico agli ordini del diplomatico Gasparri garantiranno la stabilità del governo in Senato?
Qualcuno tempo fa ha avanzato l'ipotesi che fosse stato Berlusconi a incentivarla a lasciare An. È accaduto veramente?
Ma quando mai! Il 2 luglio sono uscito da An, pochi giorni prima, dopo la festa di Gigi D'Alessio, ho parlato col Cavaliere. Gli manifestai la mia intenzione di mollare Fini e gli spiegai che io non sono Follini: non avrei comunque tradito la coalizione. Francesco Giro mi voleva convincere a entrare in Forza Italia, ma la mia base non avrebbe compreso. Berlusconi prese atto delle mie decisioni, ma non mi ha mai offerto soldi. Io non vendo la mia identità.
Però le ha concesso di portarsi con sé la Santanchè?
Neanche. Daniela ha deciso di aderire a La Destra sei mesi dopo. Anche la Mussolini si propose: mi venne a trovare in Senato prima della manifestazione di An del 13 ottobre 2007. Mi parlò male di Romagnoli, mi disse che considerava acqua passata i nostri dissapori. Fu un incontro serenissimo. Poi però ci ha ripensato.
Dopo il voto quale sarà la sua linea politica? Voterà la fiducia al governo Berlusconi?
Voterò la fiducia al secondo governo Berlusconi. Qualora dovessi entrare in Senato non voterei mai per chi ha stilato delle liste per cancellarci. Niente fiducia subito, dunque. Berlusconi sarà strangolato da Fini e Bossi dopo appena un paio di mesi, come sta già insegnando la querelle Alitalia. Subirà il ricatto continuo di un Fini senza partito, ma con i seggi, l'unica cosa rimasta di An senza che nessuno nel partito fiatasse. Il governo durerà poco e io sarò pronto ad appoggiare il Berlusconi bis, a patto che nel programma vengano inseriti i punti cardine de La Destra.
Si sente ancora col Cavaliere?
Sì, sono andato anche da lui ad Arcore. Ci siamo parlati, gli ho fatto una proposta. La risposta me l'ha data in tv. È stato maleducato. Poi ha mandato Scajola per chiedermi la desistenza nel Lazio, in Calabria e in Abruzzo. Ci ha proposto di entrare nel listone, con Lombardo e la Lega affianco. Berlusconi ha rifiutato il nostro simbolo, cancellando la nostra tradizione.
All'ultimo congresso romano di An ha detto che avrebbe voluto discutere con Fini di «fascismo male assoluto», fecondazione assistita, voto agli immigrati. La platea fu tutta uno scroscio di applausi...
Ai colonnelli è mancato il coraggio. Hanno anteposto la poltrona alle idee.
Direbbe che il fascismo è stato il male assoluto?
Al posto di Fini non lo avrei mai detto e non lo direi mai. Il fascismo è un'ideologia, portò modernizzazione.
Cosa giudica positivamente e cosa negativamente del fascismo?
Perché bisogna parlare di fascismo col paraocchi? Anche io sono stato a Gerusalemme, nello stesso posto in cui è andato Fini. Ci sono stato tre anni prima di lui, mi sono commosso e mi sono emozionato. Ma non ho certo detto che il fascismo è stato il male assoluto. Certo, condanno le leggi razziali e la vocazione totalitaria. Sono nato in democrazia e voglio morire in democrazia: se sono entrato in Parlamento o sono stato governatore lo devo ai miei elettori. Così come agli elettori chiedo il consenso per entrare in Senato e per diventare sindaco.
Già, lei è candidato anche al Campidoglio. Perché gli elettori dovrebbero scegliere lei e non Alemanno?
Perché se si vuol vincere contro Rutelli io sono l'unico che lo può battere. Se invece si vuol far vincere Rutelli, allora si voti pure Alemanno. Nel Lazio il centrodestra ha vinto due volte e l'artefice della vittoria in entrambe le occasioni sono stato io: alle Regionali del 2000 e al Senato nel 2006.
Qual è la sua linea sulla vicenda-taxi? Cosa farà se dovesse essere eletto sindaco?
Ho sempre difeso i tassisti. Non sono ricchi capitalisti, non è gente da spremere. Ma sapete quanto guadagnano e quanti costi hanno? La sinistra li ha bastonati. E ora Rutelli parla della cura del ferro. Dovrebbe fare piuttosto una cura di fosforo visto che è stato sindaco per due consiliature.
In un'inchiesta «Il Tempo» ha dimostrato che dieci tassisti su quindici non rispettano la tariffa fissa per l'aeroporto di Fiumicino.
E allora? Fate un'inchiesta anche sugli studi professionali. Contro i tassisti è stata fatta un'oscena campagna denigratoria. Rischiano ogni giorno la vita e spesso vengono rapinati. I furbi esistono in tutte le categorie, anche tra i tassisti. Se diventassi sindaco cercherei di dialogare con loro. Bittarelli dovrebbe denunciare per circonvenzione d'incapace chi lo ha inserito al 17° posto nel Lazio per la Camera.
E di Ciarrapico cosa pensa?
Sono stato io a dargli una mano, non il contrario. Non è mai stata la mia cassa.
Alla Regione Lazio la Lista Storace ha eletto quattro consiglieri. Ne è rimasto soltanto uno, per giunta «comunista». Si aspettava maggiore lealtà?
Quando si perde le liste si sfaldano. Resta comunque il grande consenso popolare riscosso dalla mia lista.
Certo, tutti sono diventati capogruppo, anche se di gruppi unipersonali...
Per primo mi sono battuto per cambiare lo Statuto regionale, cercando di inserire la regola di un minimo di tre consiglieri per costituire un gruppo. Così come mi sono battuto per le donne: se oggi Marrazzo ha cinque assessori donna lo deve anche al mio Statuto.
Restando in tema di Regione Lazio, una delle grandi sfide di Marrazzo è il risanamento dei conti della sanità. Tanti l'accusano di essere uno dei maggiori responsabili del deficit sanitario. L'unico a difenderla è stato Alemanno. Chi ha causato il deficit e come giudica l'attuale Piano di rientro?
Rispondo col vecchio adagio «Si stava meglio quando si stava peggio». Quando Marrazzo ha vinto le elezioni gli ho telefonato per fargli i complimenti. Così come dallo scranno di Palazzo Madama ho chiesto ad An un atteggiamento di astensione sul finanziamento di tre miliardi al Lazio. Seppure sconfitto, sono stato leale con la Regione, Marrazzo e Bettini lo hanno pubblicamente ammesso. Anche da Marrazzo però mi sarei aspettato la stessa lealtà; invece è stato troppo accondiscendente col governo e i frutti si vedono nell'attuale Piano di rientro. Per onestà bisogna dire che il deficit è la somma dei disavanzi annuali: quelli di Marrazzo sono superiori ai miei. Inoltre, ho aperto quattro ospedali (Cpo di Ostia, Regina Elena, Sant'Andrea e Tor Vergata) e quegli ospedali la Regione li ha pagati. Poi ci sono i cinque miliardi di gestioni pregresse. Inoltre, il Lazio e la Lombardia pagano contributi alle Regioni più povere. Perché tutte queste cose Marrazzo non le dice? Il governatore non ha autonomia, la gestione dei servizi è solo un esercizio di ragioneria e non di politica sociale. E il Piano ne risente. Infine una considerazione sull'assessore alla Sanità Battaglia: perché tira in ballo Lady Asl? Cosa c'entra? Io non sono stato coinvolto in quella vicenda.
Però due suoi assessori sono stati arrestati...
E allora? Mica potevo controllarli. La responsabilità penale è personale.
In questo periodo il commissario straordinario del Campidoglio Morcone sta prendendo provvedimenti importanti, come il pagamento della Ztl per le minicar. Un prefetto fa più di un politico?
A volte sì, perché non deve curarsi del consenso e dei rapporti politici. Il Lazio paga un deficit di decisione, come sta avvenendo per i rifiuti. Su questo punto Marrazzo è non pervenuto. Rutelli, se dovesse vincere, non potrà fare nulla, perché condizionato dalla sinistra radicale. Così come Alemanno, che rischia di fare il sindaco senza poter chiedere soldi al governo per non far innervosire la Lega. Io propongo una Capitale città-Stato con apposita legge costituzionale. Sul modello di Berlino, come propone Mondello.
Abolirebbe le Province?
Sì, ma gradualmente.
Ha promesso: «Denomadizzerò Roma». Come?
Denomadizzare vuol dire non soggiacere alla cultura dei rom. Si attaccano all'acqua e la rubano? Il Comune chiuda i rubinetti e...aria! Il sindaco deve metterci la faccia quando si occupa di sicurezza, perché essa è la base della società civile. I vigili urbani devono entrare nei campi nomadi - anche in quelli regolari - e controllare cosa avviene lì dentro. Perché ai rom che non mandano i bambini a scuola non si toglie la patria potestà? Alemanno parla di sicurezza? Io, a differenza sua, non sto in un partito che ha votato l'indulto.
In caso di ballottaggio cosa accadrà?
Non credo che gli elettori di Gianni abbiano problemi a votarmi. Chi mi avrà dato il proprio consenso lo avrà fatto per dare un segnale politico. Se Alemanno vuole quei voti dovrà convincerli e non credo che il mio elettorato, se non entrerò in Senato, sarà contento di votare uno che ha lottato per tenermi fuori da Palazzo Madama. Certo, lui sta facendo una campagna elettorale molto importante: non c'è più uno spazio libero, ovunque ci sono manifesti di Alemanno. Ma poi come li paga? Forse la risposta andrebbe ricercata nelle ultime due sedute del consiglio comunale, quelle in cui An non ha fatto barricate contro l'approvazione del nuovo Prg.
Cosa si divertirebbe di più a fare: il consigliere comunale contro Rutelli o il senatore contro Berlusconi?
Secondo me non si divertirebbero né Rutelli né Berlusconi. Io mi batto per La Destra. Ho fatto una scelta coraggiosa candidandomi al Campidoglio o al Senato.
Alberto Di Majo, Daniele Di Mario, Paolo Zappitelli
01/04/2008
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