Espulsioni per gli immigrati che delinquono, un Distretto federale che riunisca i poteri di Comune e Provincia, politiche abitative per i bisognosi, nuovo slancio alle infrastrutture per i Giochi Olimpici del 2020. Sono i temi che Gianni Alemanno, candidato a sindaco di Roma per il Pdl, ha trattato durante il forum de Il Tempo.
Onorevole Alemanno, faccia il punto a una settimana dal voto.
Questa mattina abbiamo lanciato la nostra proposta per lo sport nella Capitale, che deve essere accessibile a tutti: oggi il 60 per cento dei romani è escluso dalla possibilità di praticare sport. È un dato che ci dà la possibilità di allargare il discorso alla situazione della città intera: c'è una parte di Roma che indiscutibilmente è cresciuta, ma un'altra che è rimasta indietro. Una mela che si è spaccata. Noi vogliamo riunire la mela, riunire queste due capitali, perché il principio di cittadinanza deve valere per tutti i quartieri. Roma è Capitale solo se è capitale morale di tutti i cittadini, e il punto da cui bisogna partire è la sicurezza. Finora abbiamo assistito a politiche buoniste e lassiste, e la città è diventata meta di immigrati che vengono qui convinti di poter fare quello che gli pare. In centro si vedono ovunque i suk degli abusivi, in periferia c'è una rete inestricabile di baraccopoli. Non si può essere Capitale così, serve un segnale politico forte. E solo un sindaco di centrodestra può darlo. Per questo mi impegnerò per l'espulsione di 20 mila immigrati che hanno violato la legge.
Non crede che per arrivare a questi risultati sia necessario un progetto che coinvolga non solo la città ma anche gli altri livelli di governo?
Oggi c'è un limite di ordine politico, che nasce da una profonda contraddizione. Rutelli si ripresenta con quella maggioranza che ha impedito all'ultimo governo di poter operare molte scelte. È una spaccatura che va al di là delle buone intenzioni: non sono in condizioni di fare nulla se con loro c'è la Sinistra arcobaleno. Se candidano persone come "Tarzan" (Andrea Alzetta, esponente di Action, il movimento antagonista per la casa di Roma ndr) che difende le occupazioni, anche solo un discorso sulla legalità diventa impossibile. Serve invece una legge per Roma Capitale, un impegno su cui hanno finora fallito sia il centrodestra che il centrosinistra e su cui oggi abbiamo fatto un Patto con Berlusconi e Fini e sul quale chiederò a Rutelli un impegno bipartisan: sono temi troppo importanti per non avere l'accordo di maggioranza e opposizione. Abbiamo in mente un Distretto federale, sul genere delle province autonome di Trento e Bolzano, un ente che dopo lo scioglimento del Comune di Roma e della Provincia assorba anche competenze che oggi sono dello Stato, come quelle sui Beni culturali. Nell'ambito di questo Distretto i Municipi saranno trasformati in veri Comuni metropolitani. Il Distretto sarà soggetto anche a federalismo fiscale.
Lei parla di dissidi interni al centrosinistra, ma sentendo Bossi sembra ce ne siano anche all'interno del suo schieramento...
Questa questione va chiarita una volta per tutte, e penso che porterò qui a Roma un importante esponente della Lega per farglielo dire ai cittadini: Bossi non ce l'ha con Roma e con i romani, ce l'ha piuttosto con il sistema partitocratico dei palazzi romani, che va superato. Il centrodestra non è nemico di Roma, e lo prova il fatto che il più grande intervento infrastrutturale progettato negli ultimi anni, la Metro C, è stato finanziato al 70 per cento dal governo Berlusconi e al 12 per cento dall'allora giunta regionale di centrodestra. Certo Bossi la deve smettere di riempirsi la bocca con la parola Roma, che per noi è sacra. Per le riforme ho previsto inoltre una commissione bipartisan sul modello della «Commissione Attali» del presidente francese Sarkozy, e si potrà ripartire dalla Bozza Violante, che è ampiamente condivisa.
Poi c'è la divisione con Storace, particolarmente significativa perché è stato insieme a lei uno dei fondatori di una corrente molto importante di An. In caso di ballottaggio cosa potrà accadere?
In questo momento Storace è proteso al miglior risultato elettorale possibile, anche per fare sì che il suo partito superi lo sbarramento al Senato. Credo che in futuro le divisioni tra noi possano essere ricomposte.
Storace, sconfitto alle Regionali, si dimise per fare il ministro. Lei cosa pensa di fare se le circostanze fossero simili?
Non mi pongo questo problema adesso. Se non riuscirò a lavorare per Roma a livello locale è fuori dubbio che mi impegnerò per il bene di questa città a livello nazionale.
Fini sembra avere il ruolo delle band di supporto nei concerti dei big. Non ha una parte troppo marginale in questa campagna elettorale?
Il Pdl è un progetto affascinante, che incarna in sè il concetto di identità, che è di destra, e di libertà, che è di centro. Un progetto a cui tutti stiamo lavorando per dare un'anima. Riguardo a Fini: se c'è un candidato premier, è evidente che sarà lui ad avere più visibilità. Ma la presenza di Fini in tutte le nostre iniziative rispecchia quel ruolo di prima importanza che avrà nel futuro. Riguardo a La Destra io credo che per cambiare l'Italia serva un grande soggetto politico e superare gli interessi di parte. Speriamo che sia sempre più condiviso.
La battaglia sul Lazio a livello nazionale sembra essere determinante, potrebbe decidere le sorti del voto.
Ma infatti il nostro messaggio a tutti quegli elettori del Lazio che non sono di sinistra è che se non si vogliono governi di larghe intese o accordi simili bisogna schierarsi con il Popolo della libertà. Nei collegi romani noi candidiamo persone che vengono dal territorio. Penso per esempio a Vincenzo Piso o a Francesco Aracri.
Passando alla competizione sulle Amministrative, non crede che un mese di tempo per scegliere un candidato sindaco possa essere sembrato a molti un segnale negativo, come se partiste già sconfitti?
È stato invece un segnale di grande attenzione, che dimostra tutto lo sforzo di superare le divisioni per trovare il miglior candidato possibile. Alla fine l'accordo è stato trovato sul mio nome. Non è stato affatto un segno di debolezza, ma di riflessione.
Quali sono le prime delibere che firmerà se sarà eletto sindaco di Roma?
La prima sarà l'espulsione di tutti gli immigrati che hanno avuto a che fare con la legge; poi la riforma della polizia municipale, il cui organico sarà raddoppiato e dotato di armi, il che vuol dire anche una nuova formazione e un nuovo addestramento; infine lo smantellamento della holding Comune di Roma, che gestisce società che occupano troppi spazi.
Sono temi nazionali, più che competenze del sindaco...
Le leggi in realtà già ci sono, anche a livello nazionale, che permettono ai sindaci interventi di questo tipo sulla città. Io punto a un patto nazionale per coinvolgere tutta la filiera istituzionale e non bloccarsi davanti a problemi di competenze, "questo riguarda il Comune, questo riguarda la Provincia". E poi un sindaco può fare molto: abbiamo visto come primi cittadini di sinistra, per esempio a Firenze, hanno saputo tirare per la giacchetta il governo per ottenere ciò che volevano.
Ha già qualche nome per la sua eventuale giunta, magari pescato tra i nove garanti del programma che ha presentato qui a Palazzo Wedekind qualche giorno fa? Ha previsto «quote rosa» per il suo governo?
Scioglierò la riserva sugli assessori solo dopo le elezioni, perché se andremo al ballottaggio dovremo tener conto delle nuove alleanze. Vogliamo puntare ad almeno un 30 per cento di donne in giunta. Per i garanti abbiamo pensato un ruolo diverso da quello degli assessori. Il generale Mario Mori, per esempio, potrebbe diventare commissario governativo per la sicurezza nel Distretto capitale mentre Gian Maria Fara si occuperà della "commissione Attali" per Roma.
Lei ha parlato di Olimpiadi del 2020 e anche di due nuovi stadi per Roma e Lazio.
«Le Olimpiadi sono un'ipotesi che piace, da un nostro sondaggio, al 90 per cento dei cittadini romani. Riguardo ai due stadi, molti hanno pensato che volessimo attingere alle risorse pubbliche. In realtà vogliamo concedere alcune aree cittadine alle società per permettergli di costruire le loro strutture, magari legate a musei dedicati alla storia delle squadre e a luoghi dove il tifo possa trovare una sua nuova dimensione associativa. Se poi le società vorranno orientare i loro progetti verso altre aree, magari fuori Roma, le cose andranno in modo diverso.
Sport e turismo sono due dei punti cardine del suo programma elettorale per lo sviluppo economico della Capitale. Ma senza infrastrutture non si va da nessuna parte. Cosa intende fare?
Oltre a sport e turismo, metterei l'accento anche sulla cultura, importantissima per lo sviluppo economico e turistico della città. Manca un museo della città di Roma, che ne racconti la storia dalla nascita fino a oggi. Potrebbe essere la porta d'accesso alla città: i turisti potrebbero utilizzarlo per orientarsi. Serve una nuova politica della cultura. Ad esempio, vorrei trasformare la Festa del Cinema, creando una sezione interamente dedicata alla produzione nazionale, collegandola al David di Donatello. Sulle infrastrutture bisogna assolutamente completare la chiusura dell'anello ferroviario - che Rutelli aveva promesso nel 1993 e non ha mai mantenuto - la penetrazione urbana delle autostrade, le linee C e D della metropolitana, i parcheggi di scambio e il secondo Gra, ovvero il raddoppio del Raccordo già esistente. Sono opere fondamentali che devono essere compiute e portate a termine tutte insieme. Per questo c'è bisogno del federalismo fiscale e dei poteri speciali. Sul traffico, invece, occorre un impegno capillare e quotidiano: cura del manto stradale; più polizia municipale in strada per regolare la circolazione e non solo per fare multe; potenziamento del trasporto pubblico con più vetture sia per quanto riguarda gli autobus sia per quanto riguarda la metropolitana. Piccoli ma fondamentali interventi in grado di migliorare la vita dei cittadini.
I vigili urbani: non crede che in qualche occasione i cittadini li vedano solo come vessatori. Gli ausiliari del traffico, poi, spesso sono poco riconoscibili...
Noi pensiamo che i vigili debbano dirigere il traffico, e non solo fare multe. Si vedono spesso situazioni contraddittorie, abusivi che vendono la merce sui lenzuoli come in un suk, e poi magari viene multato solo l'esercente lì accanto. Se non ci sono i parcheggi è inutile accanirsi con il cittadino in doppia fila. Inoltre prometto di impegnarmi per risolvere il problema delle cartelle pazze: potremmo anche pensare a un condono.
Come intende risolvere l'emergenza casa?
Il Pdl ha siglato un impegno nazionale per costruire centomila nuove abitazioni, proprio come accadde col "Piano Fanfani". Di queste, venticinquemila verranno edificate a Roma. Non solo alloggi popolari. Il mio progetto è quello dell'"housing sociale": una convenzione con i costruttori in modo da concedere le abitazioni ad affitti controllati e a mutui controllati. I costruttori non ci rimetterebbero, come dimostra l'esperienza della Regione Lombardia. Basterebbe dare gratuitamente i terreni agli imprenditori edili. L'operazione non comporterebbe l'esborso di un euro per l'amministrazione, né i costruttori perderebbero denaro.
Qual è la sua posizione sulla Ztl e sulla Notte Bianca?
La Ztl deve rimanere, ma bisogna creare un nuovo clima di concertazione con chi nel centro storico ci vive e ci lavora: non devono più esistere provvedimenti calati dall'alto. Riguardo alla Notte Bianca, è un evento che non sarà abolito ma va spostato in bassa stagione. E poi è importante valorizzare le feste della tradizione popolare romana.
La Notte Bianca è stata «importata» da Parigi. Ha in mente altre iniziative di questo tipo da portare a Roma?
No, c'è già da rimodulare la Notte Bianca ed è abbastanza. Voglio ricordare per esempio la nostra iniziativa dell'anno scorso, la Notte Bianca della solidarietà, un modo per concentrare l'attenzione sui problemi del sociale.
Il mare di Roma è considerato una risorsa per creare sviluppo. Qual è il suo programma su Ostia?
Nei prossimi giorni stipulerò con i residenti il Patto per Ostia. Roma è l'unica capitale europea con il mare, per cui è necessario valorizzare questa caratteristica coniugando il turismo culturale e quello del divertimento. Bisogna superare soprattutto a livello di infrastrutture certi pregiudizi ecologisti: il verde c'è, ed è bene che ci sia, ma le opere di collegamento vanno fatte. E poi, a parte qualche stabilimento molto bello, l'immagine che ci si presenta davanti quando si arriva a Ostia non è adeguata al mare della Capitale.
Nella campagna del 2006 lei prese l'Ara Pacis a simbolo di quanto doveva essere cambiato, o addirittura rimosso. Oggi che simbolo sceglierebbe?
Quello che va davvero abbattuto sono le baraccopoli, è quello il vero obbrobrio, il simbolo del degrado della città.
07/04/2008