L'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga commenta i risultati delle elezioni nel forum de Il Tempo. Meravigliato della vittoria schiacciante del Pdl parla di come il Pd dovrà evolvere verso un modello di socialismo europeo.
Presidente, le urne sono chiuse da pochi giorni. Che impressioni si è fatto di questo risultato?
Ma come spiegarlo?
Teniamo presente che in Italia si vota contro. Prodi ha vinto la volta precedente perché si è votato contro Berlusconi. Questa volta hanno fatto ricadere su Veltroni il caro vita, la scarsezza delle pensioni, tutto. E mentre l'astensionismo è di destra, in questa occasione l'astensionismo è stato di sinistra. Inoltre, sembra ci sia stato un travaso di voti degli operai, non verso Forza Italia ma verso la Lega.
Non crede che i due anni di Prodi siano stati quanto di peggio ha potuto vedere la sinistra?
Non è servita a Veltroni l'operazione politica, giusta e ingrata, di buttare a mare Prodi. Tra l'altro Veltroni ha fatto fuori la sinistra estrema usando gli argomenti con cui Prodi è riuscito a stare in sella per due anni.
Lei è rimasto affascinato dal Pd?
L'ho votato. Certo se il Pd fosse stato guidato da Massimo D'Alema non so.
Dopo il risultato negativo c'è la possibilità che il Pd torni a D'Alema?
No perché D'Alema non è l'uomo del «ma anche». Noi non ci rendiamo conto che il Pd è il partito della finanza moderna. I candidati americani Democratici Kennedy e Carry sono stati sempre i candidati più ricchi. Poi è il partito della guerra. E non dimentichiamoci che è il partito degli ebrei e degli israeliani. Mentre tutte le minoranze non sono più monopartitiche, chi è rimasto bloccato e vota per il 95 per cento i Democratici è la comunità ebraica. In Israele sono tutti filodemocratici. E sono tutti per la vittoria di Hillary Clinton.
Gli sconfitti parlano di mancanza di rappresentanza in Parlamento. Sarà un punto debole?
Questa situazione è un pericolo, tant'è vero che Andreotti ha fatto subito la proposta di organizzare convegni, fondazioni e istituzioni per loro. E guardate che l'estrema sinistra ha inghiottito molto: il welfare, l'accordo al ribasso per i meccanici, l'ampliamento della base di Vicenza, il no alla Commissione sui fatti del G8, l'aumento delle spese militari, perfino il riconoscimento del Kosovo.
Quindi l'estrema sinistra si è comportata bene?
Certo, infatti il governo non lo hanno fatto cadere loro, ma Dini e i suoi. E l'ha fatto cadere Mastella.
Il pericolo del terrorismo, intanto, allarma molti.
C'è il pericolo della violenza. Questa propensione a usare le armi sta tornando.
Sa se qualche esponente della sinistra antagonista ha questa preoccupazione?
No, non lo diranno mai perché romperebbero i rapporti con quel mondo. Perché per un lungo periodo il Partito comunista non accettò la teoria «ritratto di famiglia»? Perché io vi posso dire che esponenti comunisti, i più moderati come Malaguggini, andavano in giro a cercare ex comunisti diventati brigatisti rossi per convincerli a «rientrare», dicendo che con loro avrebbero avuto un trattamento favorevole. E se in quel periodo fossero venuti da me e mi avessero detto che questi sarebbero tornati nelle sezioni del Pci, io avrei accettato. L'ho scritta con le mie mani la legge sui pentiti. Abbiamo sconfitto largamente il terrorismo anche in questo modo.
Ci sono stati senatori di Rifondazione, nella scorsa legislatura, che hanno presentato interrogazioni sulla situazione carceraria di alcuni dei condannati delle ultime brigate rosse. Non è pericolosa questa continuità, almeno nello stesso modo con cui ci preoccupa il fatto che la sinistra radicale oggi è extraparlamentare?
Io ricordo che nell'anniversario dell'uccisione di Giuliani ci fu un grande raduno a Genova. Il ministro dell'Interno era molto preoccupato. Andò a parlare Bertinotti e fece un discorso durissimo, poi invitò tutti a sciogliersi e la gente andò a casa pacificamente. Vedere gente ammazzata non piace a nessuno. Fino a che si può, si previene. Io ho scritto una lettera a Veltroni e in relazione a questo il Pd non fa molto. Il segretario deve fare un Partito socialista che aderisca al Partito socialista europeo, all'internazionale socialista. Anche perché è ridicolo che il vice presidente del Partito socialista europeo sia Massimo D'Alema. Loro devono diventare Socialisti e possono scegliere: socialisti libertini e anticlericali come gli spagnoli; socialisti dove c'è gente dell'Opus Dei come il Partito laburista; socialisti come gli austriaci; come gli scandinavi. Certo, devono cambiare alcune politiche. Devono votare almeno una volta contro il bilancio militare; poi possono sostenere che con Berlusconi cambia la natura della missione in Afghanistan e si devono battere per il ritiro. Così riprendono i contatti con la sinistra e si fanno perdonare per aver fatto eleggere solo uno degli operai della Thyssen e il più bieco esponendo di Confindustria.
Lei ha sempre avuto grande rispetto per i comunisti. C'è un po' di sindrome di Stoccolma in questo?
No, no. È che nel ventesimo secolo esistono solo due grandi filosofie. La filosofia dell'azione e quella dell'essere.
Il suo settennato di presidenza è diviso in due, cinque anni in un modo e due in un altro, che cos'è la molla che fa scattare il Cossiga2?
Stava per finire tutto, nessuno se ne accorgeva e se ne voleva accorgere.
Lei da cosa se ne è accorto?
Il Quirinale è un osservatorio eccezionale. E così auspicai che si cambiassero le cose. Venne un grande esponente democristiano e mi disse: «Ma perché tu vuoi cambiare tutto?». Io dissi: «Perché vi piglieranno a pietre per le strade».
E chi dice che il Cossiga2 è venuto fuori a causa della vicenda Gladio?
La vicenda Gladio è una cosa banale, tutti hanno creduto che fosse stata una cattiveria di Andreotti, ma lui ai servizi segreti e alle forze armate, a differenza di Moro, non ha mai creduto. Gli unici due che si servivano spregiudicatamente di militari e servizi sono stati Taviani e Moro. Addirittura per fare quel famoso accordo con i palestinesi, facendoli venire in Italia. Ma per cosa credete che Al Qaeda non ha mai fatto attentati in Italia?
È sempre il vecchio patto?
Tra i Paesi europei siamo quelli che danno meno fastidio. Se poi fate come me e confrontate le legislazioni antiterrorismo italiano con quelle di altri Paesi europei, io a un terrorista direi: scappa in Italia. Poi c'è un altro motivo: questa è la sede della Sede apostolica che è stata l'unica barriera a impedire che la lotta contro il terrorismo diventasse una lotta di religione. Adesso Al Qaeda ha follemente inviato un nuovo messaggio in cui dice a Bush e il Papa che sono i loro nemici.
A proposito, in questa campagna elettorale sono stati tralasciati i temi etici? Verranno affrontati in Parlamento?
Teniamo presente che donne dell'Opus Dei non ce ne sono nel Pdl. Notoriamente la Prestigiacomo, la Carfagna, la Moroni, sono sostenitrici del divorzio breve, dei Dico. E non dimentichiamoci che, a differenza di Almirante e di Michelini, Gianfranco Fini è stato un divorzista e abortista scatenato.
Quindi pensa che questi temi non verranno affrontati?
Non li ha affrontati nessuno. E poi non gliene frega neanche alla maggior parte dei vescovi. Ci sono le materie non trattabili, vere. Questo lo ripeto sempre io che sono considerato un teocon. Bisogna tenere presente che il duo Sodano-Ruini è sostituito dal duo Bertone-Bagnasco che non è neanche un duo, è un «uno»: Bertone. E Bertone vuole riassorbire tutto sul piano dei rapporti tra Stato e Chiesa. E parliamoci chiaro, le materie non trattabili sono: l'8 per mille, l'esenzione Ici, i professori di religione pagati e messi nel ruolo dello Stato, le locande di frati e suore che non sono sottoposte allo stesso trattamento fiscale degli alberghi e delle pensioni. Per il resto c'è il confessore. Diciamo una cosa: è notorio che l'intervento dell'episcopato è favorevole a Prodi. Almeno il 40 per cento dei vescovi italiani ha spinto a votare Pd.
A sinistra c'è stata un'involuzione in termini di rappresentanza parlamentare, mentre il centro ha tentato in tutti i modi di resistere.
Il vero nemico del centro è la Chiesa. La Chiesa non ne vuole più sapere.
E il ruolo futuro di Casini?
Casini ha commesso un grosso errore. Lui doveva seguire Follini e provare già nel governo Prodi a trovare un accordo per poi diventare l'ala destra cattolica del Partito democratico.
È ancora in tempo?
Sì.
Lo farà?
Molto dipende da chi diventerà sindaco a Roma. Berlusconi lo odia, a destra non ha più sponde.
Chi vede come prossimo presidente della Repubblica?
Non lo so, quello che credo è che Berlusconi difficilmente riuscirà a governare per cinque anni.
Perché?
Non riuscirà ad assolvere le promesse che ha fatto. E poi ha contro tutti: le grandi banche, la vera industria che lo considera un imboscato, la Confindustria. Ha contro i sindacati. E i sindacati sono quelli che hanno retto il governo Prodi. Senza considerare la magistratura.
Ma Berlusconi ha già governato cinque anni.
C'è una situazione diversa. Forse riuscirà a fare il tavolo delle riforme. Lui ha detto che vuole dare vita di nuovo alla Commissione bicamerale, poi si è corretto. Però ha detto che possiamo prendere il prodotto della Commissione D'Alema, che è una buona base per le trattative: Repubblica semipresidenziale, elezione diretta del capo dello Stato, poteri del capo dello Stato col voto bloccato in Parlamento, potere di scioglimento illimitato delle Camere, divisione delle carriere. Volete sapere una cosa? Ho l'impressione che a Berlusconi importasse di vincere per tigna personale. Si è accorto che mentre la sua posizione di presidente Mediaset lo faceva comandare, a Palazzo Chigi non può farlo. E lui non aspira a diventare presidente della Repubblica perché sa che conterebbe ancora meno.
E i rapporti con il Quirinale?
Non deve temere assolutamente nulla. Napolitano non sarà di parte, è una persona di grandissima correttezza. Comunque io credo che lui dovrebbe avere delle grandi idee innovative. Prima di tutto agire per nominare vice segretario generale dell'Onu Prodi, oppure nominarlo nostro rappresentante. Nominare, invece di Tajani, Giuliano Amato membro della Commissione. Proporre al posto di Solana Massimo D'Alema. Poi appoggiare la candidatura di Blair alla presidenza della Commissione.
Voterà la fiducia a Berlusconi?
Io l'ho votato una volta su richiesta di Scalfaro nel 1994, quando Berlusconi non aveva abbastanza voti.
L'Italia ha bisogno di due Camere?
No, occorre una seconda Camera di pensamento.
Allora questa potrà essere la legislatura delle riforme?
Non lo so. Abbiamo perso una grande occasione con il «patto della crostata». Ora speriamo bene.
Totoministri. Chi vorrebbe all'Interno?
Lo darei a Gianni Letta ma è stato già promesso a Maroni. E Maroni va bene, purché non metta i piedi sul tavolo che fu di Giolitti e di De Gasperi.
Alla Giustizia?
Io ci metterei Carnevale, quello che è stato perseguitato dai suoi e in base alle attuali leggi rimarrà magistrato fino all'età di 84 anni: quindi creiamo un posto libero.
Come andrà a finire la vicenda Alitalia?
Berlusconi ha compiuto un grosso errore. Ha permesso a Prodi di evitare quello che più temeva, di essere accusato di aver svenduto Alitalia o di vederla finita. Lui si è fatto avanti e ora la faccenda è sua.
Presidente, Putin verrà in Italia. L'Alleanza Atlantica è sempre più a Est?
Io credo che lui sarà il mediatore per la questione della difesa missilistica e dirà «no» all'espansione della Nato verso l'Ucraina e la Georgia. Poi cercherà la mediazione Russia-Usa-Serbia-Ue-Nato anche per la questione del Kosovo. Avremo un'accentuazione della comprensione nei confronti della Russia. E non escludo anche nei confronti della Cina, spiazzando così la sinistra europea.
Fabio Perugia
17/04/2008
''Basta con i soliti manifesti tutti uguali, basta con le solite facce da c... in politica e' ora di cambiare facce'' è lo slogan che correda il manifesto elettorale di Milly D'Abbraccio, nel quale trionfa il suo fondoschiena da ''regina dell'hard'', che spunta da un collant a rete rosa shocking.