L'impennata del prezzo del
greggio (che entro pochi mesi potrebbe arrivare a 150
dollari a barile) ha spinto infatti molti paesi ad
accelerare la riconversione agricola a fini energetici. E
questo può contribuire sensibilmente alla crisi alimentare
nei paesi poveri. Le agenzie dell'Onu sono ora molto
preoccupate, a cominciare dalla Fao. Lo ha detto
chiaramente qualche giorno fa Jacques Diouf, direttore
generale della Fao: «Già ora molta gente muore nelle
rivolte per il pane e il riso». E proprio l'agenzia Onu ha
stabilito che l'emergenza cibo è già grave e rischia di
provocare guerre civili in 36 paesi,che interessano almeno
un miliardo di esseri umani. Infatti, secondo i dati del
Fida (Fondo internazionale dello sviluppo
agricolo),un'altra agenzia dell'Onu, a ogni aumento dell'1%
dei prezzi delle derrate alimentari di base,16 milioni di
persone rischiano la "insicurezza alimentare". Questo
significa che, da qui al 2025, un miliardo e 200 milioni di
persone potrebbero finire in una situazione di fame
cronica: oltre 600 milioni in più rispetto alle previsioni
di pochi mesi fa. I primi paesi a soffrire maggiormente la
fame sono l'Eritrea, la Sierra Leone, il Madagascar, Haiti,
Kenia, lo Zimbabwe e la Georgia.
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05/05/2008