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Il punto di GIORGIO STRACQUADANIO

Elogio del silenzio, a lezione dal ministro Gelmini

Il 10 maggio, in prima pagina sul Corriere della Sera Giovanni Sartori, il professore che dichiara essere vero solo quello che egli ha scritto e di converso falso tutto il resto - l'ha tacciata di essere "a qualificazione zero", descrivendola come "leggiadra ma ignotissima".

Sullo stesso quotidiano, quattro giorni dopo, Gian Antonio Stella - il fustigatore della Casta, l'unico autorizzato a distribuire patenti di moralità - l'ha presa di mira perché, pur avendo presentato una proposta di legge per ripristinare il merito nella scuola, sarebbe immeritatamente diventata ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Eppure lei, Mariastella Gelmini, non ha risposto e, con un atteggiamento tanto inconsueto quanto meritorio, ha deciso di non parlare con i giornalisti. Il ministro ha fatto sapere a tutti che ritiene suo dovere esporre i programmi al Parlamento prima che all'opinione pubblica. E che, comunque, nonostante da tempo lavori intorno ai temi della scuola e dell'università, prima di parlare vuole studiare a fondo i dossier e intende avvalersi delle migliori intelligenze per affrontare seriamente la responsabilità che le è stata affidata. Agli amici che fanno politica con lei da anni ha aggiunto di aver molto apprezzato il fatto che Francesco Giavazzi, sulla prima pagina del Corriere della Sera, abbia espresso una valutazione equilibrata sulla sua proposta di legge depositata qualche mese fa alla Camera. E non si sia intrattenuto sulla sua leggiadria o sulla sua fama.
Ha poi rivelato di aver fatto proprio l'invito rivolto da Angelo Panebianco dalle colonne del Corriere Magazine, al futuro ministro della scuola prima che il governo vedesse la luce: "non conceda, per carità, nessuna immediata intervista per pontificare (dicendo, ovviamente, solo stupidaggini e banalità) su istruzione e ricerca. Si dedichi invece a una full immersion nei problemi (gravissimi e complicatissimi) del suo ministero".
Certo, ai quotidiani avidi di dichiarazioni, ciarle e polemiche, un ministro che dimostra rispetto per il Parlamento e che studia prima di aprire bocca sembra un alieno. Ed è anche per questo che i principali quotidiani hanno disseminato di esche la vita quotidiana del ministro Gelmini: mai come in questi giorni si sono pubblicati tanti articoli sulla scuola e i suoi problemi. Eppure il giovane ministro, così lontana dal modello del politico tuttologo, non ha abboccato e ha dato prova di aver capito la lezione di queste elezioni: non bisogna rispondere ai giornali, ma agli italiani, alle famiglie, ai giovani, agli insegnanti. Il suo è un silenzio da elogiare.
Massimo D'Alema, in campagna elettorale, ha detto: «Se votassero solo quelli che leggono i giornali non ci sarebbe partita», la sinistra trionferebbe. Invece… Ebbene, Mariastella Gelmini quell'invece l'ha capito molto bene.

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15/05/2008










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