Sullo stesso
quotidiano, quattro giorni dopo, Gian Antonio Stella - il
fustigatore della Casta, l'unico autorizzato a distribuire
patenti di moralità - l'ha presa di mira perché, pur avendo
presentato una proposta di legge per ripristinare il merito
nella scuola, sarebbe immeritatamente diventata ministro
dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Eppure
lei, Mariastella Gelmini, non ha risposto e, con un
atteggiamento tanto inconsueto quanto meritorio, ha deciso
di non parlare con i giornalisti. Il ministro ha fatto
sapere a tutti che ritiene suo dovere esporre i programmi
al Parlamento prima che all'opinione pubblica. E che,
comunque, nonostante da tempo lavori intorno ai temi della
scuola e dell'università, prima di parlare vuole studiare a
fondo i dossier e intende avvalersi delle migliori
intelligenze per affrontare seriamente la responsabilità
che le è stata affidata. Agli amici che fanno politica con
lei da anni ha aggiunto di aver molto apprezzato il fatto
che Francesco Giavazzi, sulla prima pagina del Corriere
della Sera, abbia espresso una valutazione equilibrata
sulla sua proposta di legge depositata qualche mese fa alla
Camera. E non si sia intrattenuto sulla sua leggiadria o
sulla sua fama.
Ha poi rivelato di aver fatto proprio
l'invito rivolto da Angelo Panebianco dalle colonne del
Corriere Magazine, al futuro ministro della scuola prima
che il governo vedesse la luce: "non conceda, per carità,
nessuna immediata intervista per pontificare (dicendo,
ovviamente, solo stupidaggini e banalità) su istruzione e
ricerca. Si dedichi invece a una full immersion nei
problemi (gravissimi e complicatissimi) del suo ministero".
Certo, ai quotidiani avidi di dichiarazioni, ciarle e
polemiche, un ministro che dimostra rispetto per il
Parlamento e che studia prima di aprire bocca sembra un
alieno. Ed è anche per questo che i principali quotidiani
hanno disseminato di esche la vita quotidiana del ministro
Gelmini: mai come in questi giorni si sono pubblicati tanti
articoli sulla scuola e i suoi problemi. Eppure il giovane
ministro, così lontana dal modello del politico tuttologo,
non ha abboccato e ha dato prova di aver capito la lezione
di queste elezioni: non bisogna rispondere ai giornali, ma
agli italiani, alle famiglie, ai giovani, agli insegnanti.
Il suo è un silenzio da elogiare.
Massimo D'Alema, in
campagna elettorale, ha detto: «Se votassero solo quelli
che leggono i giornali non ci sarebbe partita», la sinistra
trionferebbe. Invece… Ebbene, Mariastella Gelmini
quell'invece l'ha capito molto bene.
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15/05/2008