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Aiutare la povera gente

Una Manovra tentata dal peronismo

Prima delle elezioni, il programma del Pdl aveva promesso pacchi di beni alimentari per chi non arriva a fine mese. La «social card» inclusa nella prossima finanziaria ne è la versione ammodernata: rimane l'elargizione in stile peronista degli aiuti, ma con quel microchip in più che punta a far dimenticare le tessere annonarie del tempo di guerra.


La sostanza comunque non muta, dato che la carta del valore 400 euro l'anno servirà per ottenere sconti sugli alimentari e sulla bolletta della luce. Le risorse vengono dalla Robin Hood tax: l'imposta su petrolieri e banche con cui il governo vuole connotarsi come vicino alla povera gente e lontano da chi realizza profitti miliardari.
Complessivamente l'operazione è quella che è: una cosa tutto sommato modesta, che non avrà conseguenze disastrose. Molto più grave, ad esempio, è il persistere dell'assistenzialismo e la difficoltà a disfarsi delle aziende di Stato. La "social card" è però un'operazione da condannarsi perché diffonde l'idea che la socialità sia primariamente un compito dello Stato, e che i poteri pubblici abbiano il diritto e il dovere di togliere a chi è ricco per dare a chi è povero. Perché se i petrolieri fanno profitti illegittimi, la vera soluzione è liberalizzare il mercato: non lasciare le cose come stanno e poi incassare quei soldi di troppo.
D'altra parte, nelle società in cui si afferma il populismo "all'argentina" non solo si assiste al declino del diritto, ma la stessa economia va a rotoli. Se chi realizza utili viene penalizzato e se le autorità promuovono quell'invidia che corrompe le relazioni sociali, i capitali prendono rapidamente altre strade. E alla fine il prezzo più alto lo pagano i ceti più deboli, cui non resta che andare in piazza a far rumore con le casseruole.
Se avesse voluto aiutare davvero i poveri il governo avrebbe dovuto agire sulla leva fiscale: togliendo ogni onere per i ceti più bassi; eliminando gli ostacoli che incontrano quanti sono in prima fila nella lotta all'emarginazione; liberalizzando il mercato del lavoro e permettendo a chi vuole lavorare di farlo. Nelle scorse settimane, Yunus Muhammad (che di poveri se ne intende, poiché per primo in Pakistan ha promosso quel micro-credito che aiuta gli imprenditori senza soldi) ha attaccato i lacci che ingessano l'Italia, sostenendo come in tali condizioni sia "difficilissimo lanciare un'attività. Queste regole del gioco sono pensate per il big business, i ristoranti già avviati, i supermercati. Non per una donna che magari ha avuto un microcredito, sa fare i dolci e ora non può venderli in un banchetto di strada perché non ha la licenza".
Ecco: pensando sul serio agli ultimi - e soprattutto a quanti nel Mezzogiorno faticano a tirare avanti - i nostri governanti avrebbero dovuto ascoltare l'economista pachistano, liberalizzando l'economia e restituendo a tutto noi una piena libertà d'iniziativa. Invece che regalare un pesce, è sempre meglio lasciare che ognuno peschi quando e come vuole.

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21/06/2008










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