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Il nuovo piano di edilizia popolare (20 mila alloggi entro ...

Il nuovo piano di edilizia popolare (20 mila alloggi entro il 2009) annunciato dal ministro Giulio Tremonti non promette nulla di buono. Le risorse pare provengano dalla Cassa Depositi e Prestiti e anche dalle fondazioni bancarie, oltre che da imprese statali, parastatali o comunque vicine al potere.

Sebbene si parli di coinvolgere pure i privati, l'impressione è che questo sia solo un poco di belletto su un'operazione destinata a essere realizzata con soldi sottratti direttamente dalle tasche degli italiani.
Ci sono vari motivi per avversare l'iniziativa: perché è un ostacolo sulla via del taglio delle imposte, in vari casi una penalizzazione di chi ha risparmiato ("le formiche") a favore degli altri ("le cicale"), un'espansione del Welfare State a scapito della società civile, un'ennesima tentazione di malaffare per i politici e i loro amici costruttori, una distorsione del mercato immobiliare.
Per giunta, l'edilizia popolare ha già fallito miseramente e infatti sono molte le città alle prese con l'esigenza di demolire interi quartieri costruiti vent'anni fa e ora inadatti ad ogni forma di convivenza. E non sono solo i grandi centri in tale situazione, dato che perfino città di medie o piccole dimensioni sono alle prese con il disfacimento dei loro quartieri-dormitorio, mentre in Francia è proprio entro tali aree che si hanno i più duri conflitti sociali.
Le case popolari rappresentano un fallimento su più versanti. In primo luogo sono autentici ghetti, poiché per ottenere un'abitazione viene comprensibilmente data la preferenza a chi ha seri problemi e così si finisce per concentrare nel medesimo quartiere tossicodipendenti, persone con gravi malattie, immigrati e via dicendo. Meglio sarebbe sostenere tali persone con aiuti in denaro, lasciando che cerchino una casa in locazione dove vogliono, tra famiglie del tutto comuni.
Per giunta, il meccanismo non aiuta chi veramente ha bisogno, perché spesso chi perde il diritto a godere di tale beneficio non viene sfrattato. Puntare su aiuti economici risolverebbe molto meglio il problema, poiché è assai più facile non rinnovare l'aiuto finanziario a un ex-disoccupato che riuscire a tornare in possesso dell'alloggio che occupa.
L'intero piano, inoltre, è intimamente anti-federalista poiché nasce proprio dallo Stato centrale. Andrebbe invece lasciata alle regioni la facoltà risolvere a proprio modo il disagio abitativo: e vi sarà pure chi rivernicia il "piano Fanfani", come appunto vorrebbe il governo, ma anche chi punterà maggiormente sulla società civile, sul ruolo della solidarietà spontanea, sul libero mercato e comunque su meccanismi responsabilizzanti.
Oggi si definisce "impopolare" ciò che è contro le attese del popolo, ma forse sarebbe meglio usare tale termine per definire ciò che è avverso ai suoi interessi e ne mina il futuro. In questo senso, continuare a costruire i "ghetti dei poveri" è un gesto impopolare e un errore colossale che il Paese finirà per pagare a caro prezzo.

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10/08/2008










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