C'è una insopportabile tendenza in larga parte della sinistra italiana a gridare allo scandalo non appena un fatto di cronaca coinvolge un immigrato, come dimostra la vicenda del ragazzo ghanese che accusa i vigili urbani di Parma di averlo picchiato ed insultato.
Scrive infatti su Repubblica Curzio Maltese, nell'incipit del suo articolo: «a Parma, nella civile Parma, la polizia municipale ha massacrato di botte un giovane ghanese (...) e ha scritto sulla pratica la spiegazione: "negro"...».
Ecco un formidabile esempio di giornalismo serio e meditato, che va alla ricerca di una verità possibile e ragionevole, che tiene conto delle posizioni di tutti, che sente il bisogno di scavare, approfondire, capire. Maltese sentenzia senza sapere, giudica senza voler conoscere, mettendo la sua abile penna al servizio di una verità «politica» che egli vuole sostenere, del tutto indifferente dal controllare quanto essa sia lontana da una accettabile verità dei fatti.
Il problema della sinistra italiana è tutto qui, nella sua separatezza «salottiera» dalla vita dei cittadini, nel suo aderire per riflesso automatico alla demenziale idea secondo la quale un governo di destra (nazionale e locale, poiché Parma è la principale città emiliana non «rossa») è per definizione razzista e fomentatore di violenza. Questo riflesso automatico è però proprio soltanto dei soloni da cocktail in terrazza della sinistra romana, sia chiaro.
Molti infatti sono gli esponenti del Pd che combattono questa deriva «elitaria», cercando (invano) di spiegare ai romani come stanno le cose.
I giornali «progressisti» preferiscono invece la comoda verità «politica», come si dimostra in queste pagine, ignari della reale situazione vista dal marciapiede.
Ci sentiamo quindi in dovere di fare questa denuncia, chiarendo subito però alcuni punti. In primo luogo sarà la magistratura a stabilire eventuali profili di responsabilità penale. Con buona pace di Maltese, le versioni infatti non concordano.
Inoltre va detto con veemenza che ogni forma di razzismo deve essere bandita, dentro e fuori i corpi di polizia. Allo stesso modo però va detto che se è razzista pensare che una persona di colore ha torto in quanto tale, è demenziale pensare che possa avere ragione a priori. Ma tutto ciò non è al centro della nostra denuncia. Parma saprà fare i conti con sé stessa, forte della sua storica civiltà di modi e comportamenti. Ciò che qui conta evidenziare è il terzo punto che ci sta a cuore. Quello cioè della manipolazione, della battaglia politica travestita da operazione verità.
Alcuni giornali (qui sopra riprodotti) hanno provato a raccontarci la loro verità perché funzionale alla loro militanza, senza essere sfiorati dal dubbio di trovarsi di fronte a una situazione dalle complesse sfumature. L'ordine pubblico non è materia né di destra né di sinistra, ma è fatica quotidiana di donne e uomini (spesso mal pagati) che fanno il loro dovere sul marciapiede, che è luogo sporco, brutto e pericoloso. Gli eccessi debbono essere puniti, ma i comportamenti non possono essere condannati «a priori», senza porsi il problema di ascoltare tutte le campane.
Qui mostra tutta la sua pochezza culturale (e tutta la sua disonestà intellettuale) quella sinistra che cerca di rimontare dopo una clamorosa sconfitta alle elezioni gettando fango sull'avversario, provando a travolgere cinicamente tutto e tutti, compresi quei corpi di polizia che, con i loro difetti, si battono tutti i giorni dalla parte giusta. Ma in fondo, a loro, nulla importa di tutto questo, presi come sono dalla missione di bugia spacciata per verità.
Roberto Arditti
02/10/2008