Una «vicenda senza precedenti». Il Quirinale definisce così quanto sta avvenendo tra le Procure di Salerno e Catanzaro sul caso De Magistris.
E senza precedenti è dunque anche la reazione del capo dello Stato che, con una lettera, prima al procuratore generale presso la Corte di Appello di Salerno e poi al capo della Procura di Catanzaro, fa chiedere dal segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra, «ogni notizia e, ove possibile, ogni atto utile a meglio conoscere» la situazione che presenta «aspetti di eccezionalità con rilevanti implicazioni di carattere istituzionale».
La richiesta di sequestro degli atti della Procura di Catanzaro da parte della Procura di Salerno, e la contro richiesta di sequestro da parte della prima nei confronti di quest'ultima mette in subbuglio il mondo politico. E crea «grave preoccupazione» nel presidente della Repubblica che però ci tiene a precisare come «specifiche iniziative dirette a superare la paralisi della funzione processuale, ripristinando le condizioni per il pieno esercizio della giurisdizione» restino «affidate agli organi di vertice dell'ordine giudiziario nell'ambito delle attribuzioni previste dalle disposizioni vigenti». Il che può essere interpretato nel senso che il Colle vigila, affinché il rispetto delle regole da parte di tutti sia totale, ma che non c'è da parte sua alcuna invasione di campo.
L'intervento del Presidente della Repubblica ieri è arrivato subito dopo la diffusione della notizia secondo la quale il vicepresidente del Csm Mancino avrebbe avuto contatti con uno degli indagati a Catanzaro, circostanza smentita dallo stesso ex senatore della Margherita (ne riferiamo a parte). Subito dopo la prima lettera inviata da Marra alla Procura di Salerno, infatti, il leader dell'Idv Antonio Di Pietro e il presidente emerito della Consulta Antonio Baldassarre avevano espresso perplessità sull'iniziativa di Napolitano. Secondo Di Pietro, infatti, con la richiesta del capo dello Stato si rischia la «criminalizzazione preventiva e preconcetta dell'attività di indagine che si sta svolgendo a Salerno nei confronti dei colleghi calabresi e di atti di indagine coperti da segreto istruttorio».
In più, osserva Baldassarre, «il presidente della Repubblica non può chiedere atti ad una autorità giudiziaria. Non ha il potere di farlo e non c'è alcuna norma costituzionale che lo consenta».
Dal Quirinale si torna a sottolineare come non siano gli atti dell'indagine che si stanno chiedendo, bensì notizie sulla vicenda. Ma la polemica non si placa. E da maggioranza e opposizione si alza un coro di plauso per la presa di posizione di Napolitano. A cominciare dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che bolla la guerra tra Procure come «fatti che non devono accadere» annunciando un possibile intervento del Consiglio Superiore della Magistratura. In realtà, la mossa di Napolitano è motivata dal fatto che non si era mai visto prima un sequestro di atti giudiziari ordinato da una Procura nei confronti di un'altra: un fatto gravissimo perché provoca di fatto «l'interruzione del procedimento giudiziario» con tutte le conseguenze del caso. Mentre Salerno avrebbe potuto benissimo chiedere le copie degli stessi atti consentendo così che l'azione giudiziaria continuasse.
Nella lettera del Quirinale, infatti, si precisa che l'intervento si è reso necessario per tutelare la funzione giurisdizionale che è garantita dalla Costituzione e che invece era stata bloccata dall'azione del Pg di Salerno.
Il mondo politico concorda con l'intervento della presidenza della Repubblica. «È importante e positiva» la decisione di Napolitano, osserva il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni. Il capo dello Stato, è l'appello del leghista Roberto Castelli, fermi subito quella che rischia di diventare «una guerra tra bande». E di «guerra tra bande» parla anche Gaetano Pecorella (Pdl), che lancia un allarme: attraverso questa «guerra» la magistratura sembra aver preso in mano «la sua organizzazione interna, chi debba fare il vicepresidente del Csm e chi il Pg della Cassazione...». Il governo fermi subito questa faida, è infine il monito del capogruppo dell'Udc al Senato Giampiero D'Alia.
05/12/2008