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Situazione sotto controllo

Governo ed Eni: nessun allarme anche se arriva meno metano

Filippo Caleri
f.caleri@iltempo.it
Nessun rischio che la fiamma dei fornelli e delle caldaie degli italiani si abbassi nei prossimi giorni per i cali di fornitura di gas dalla Russia. Almeno per il governo italiano rappresentato per competenza dal ministro della Sviluppo Economico, Claudio Scajola, e per l'Eni, la principale aziende energetica del Paese.

Niente razionamenti dunque nonostante anche in Italia tra domenica e lunedì scorso si sia registrato un blocco totale delle forniture dalla russa Gazprom in lite con l'Ucraina Naftogaz. All'appello sono mancati 45 milioni di metri cubi di gas attesi una quantità che significa un un quinto del fabbisogno del paese. La situazione per Scajola è al momento sotto controllo e «non ci sono preoccupazioni per le prossime settimane». Il ministero di Via Veneto ha infatti già preso le contromisure. Come la firma del decreto che assicura la massimizzazione degli approvvigionamenti da altri Paesi fornitori, come Libia, Algeria, Norvegia, Gran Bretagna e Olanda.
A gettare acqua sul fuoco è stato anche l'ad dell'Eni che dopo sette di ore di comitato di crisi convocato a San Donato Milanese ha spiegato che «possiamo guardare alle prossime settimane con serenità».
Al momento sembrerebbe per ora scongiurato il rischio di dover ricorrere a misure più incisive come quelle prese nel 2006, quando la prima crisi del gas Russia-Ucraina obbligò l'Italia anche a tagliare di due gradi la temperatura dei termosifoni.
Gli stoccaggi, ovvero le riserve, sono state rafforzate in questi anni - anche alla luce della crisi di tre anni fa - e oggi i livelli «sono elevatissimi», ha spiegato il ministero dello Sviluppo Economico sottolineando che anche sul fronte dei consumi si registra una domanda «molto bassa». Mentre al ministero per lo sviluppo economico si è comunque deciso di convocare il comitato «per l'emergenza e il monitoraggio gas», Scajola ha anche «accentuato tutte le iniziative in corso in sede europea per risolvere il problema e assicurare la normalità degli approvvigionamenti».
L'Italia non presenta quindi «particolari preoccupazioni per le prossime settimane», ha ribadito il ministero di Scajola che avrebbe anche provveduto a vietare precauzionalmente agli operatori - come fu fatto tre anni fa - di vendere il proprio gas oltre frontiera. Non così tranquilla, in vece, l'Unione europea, che tra i paesi a rischio per il calo delle forniture ha inserito anche l'Italia (oltre ad Austria e Slovenia).
L'Italia sembra dunque meglio preparata rispetto all'analoga emergenza di tre anni fa.
Molti interventi messi in cantiere sono quasi arrivati a regime. Come il caso della rigassificatore di Rovigo, pronto tra qualche settimana, che importerà gas liquido dal Qatar, e che avrà una capacità a regime pari al 10% dei consumi nazionali.
Resta in ogni caso una sostanziale fragilità del sistema di approvvigionamento energetico.
Le scelte politiche a monte sono state fatte. L'Eni, ad esempio, ha avviato il raddoppio del rigassificatore di Panigaglia in Liguria, alcuni passaggi burocratici come la necessità della Valutazione di impatto ambientale per la realizzazione di alcune infrastrutture sono stati resi più fluidi. E ancora una serie di contratti di forniture con la Libia e con l'Olanda sono stati sottoscritti per aumentare la quantità di gas da importare in Italia. Alcuni di questi devono però ancora andare a regime. Insomma la strategia per fronteggiare l'emergenza è stata delineata. Il problema è capire, ora, per quanto tempo si possa far fronte a un prolungarsi della crisi in attesa che il sistema sia definitivamente potenziato dalle nuove misure.

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07/01/2009










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