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Non solo l'Epifania tutte le feste ha portato via, ma sta cominciando a fare vacillare molti presagi funesti sul nuovo anno. Prima di Natale, quasi tutte le previsioni, a cui i mass media hanno fatto fin troppo da megafono, ci avevano detto che queste feste, economicamente parlando, sarebbero state un disastro, con un crollo verticale dei consumi, e che tantissime famiglie in più sarebbero state sull'orlo del lastrico.
A leggere certe profezie, quasi quasi, ti veniva voglia di aggiungere sotto l'albero, tra i regali più graditi, una bella pistola. Scopriamo, invece, che i consumi natalizi non sono crollati, ma calati di pochissimo e che, negli ultimi sei mesi del 2008, dati Isae, il numero delle famiglie che non arriva alla fine del mese è calato del 30%, grazie ai ribassi di benzina, acqua, gas e luce, nonché all'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Insomma, sempre dal punto di vista del portafogli perchè le vicende di Gaza sono un'altra storia, non c'è stato nessun Natale di guerra a dispetto della corsa ai saldi che è stata dipinta da molti giornali e tv come una specie di accaparramento in un clima bellico.
Intendiamoci, nessuno vuole minimizzare i problemi dietro l'angolo, a cominciare dall'emergenza occupazione. Non è un caso che il "Tempo" si è fatto promotore della proposta di introdurre anche in Italia la settimana corta di 4 giorni lavorativi proprio per fronteggiare i tagli che si preannunciano particolarmente pesanti, ma quel catastrofismo respirato nelle scorse settimane, che ha creato in tutti noi tanta paura, era ugualmente fuor di luogo.
Perché, una volta tanto, nello tsunami che ha sconvolto il mondo, l'Italia non è stata il fanalino di coda. Le nostre banche hanno retto meglio di altre l'ondata della crisi anche grazie all'ombrello protettivo aperto immediatamente dal governo. Non solo: nel nostro Paese non ci sono neppure state tutte quelle porcherie finanziarie che in America hanno fatto esplodere la bolla speculativa sui mutui «subprime» perché, a differenza degli Stati Uniti, possiamo ancora contare su una professione, quella dei notai, che sarà pure considerata arcaica e burocratizzata, ma che non consente, comunque, tutti quegli incidenti di percorso che si sono verificati Oltreoceano sulle compravendite delle case.
La ripresa non sembra imminente e, per essere napoletanamente realistici, deve passare la «nuttata» prima di poter emettere giudizi definitivi, ma a me pare che, almeno nel nostro Paese, i mass media hanno finito per dipingere il diavolo più brutto di quello che è realmente.
Il fatto è che, ancora una volta, gli italiani si sono dimostrati migliori, e anche più pragmatici, delle categorie, politici o giornalisti, che, in qualche modo, li rappresentano. E, nonostante il terrore che hanno provato nel leggere certe previsioni e certi giornali, hanno modificato abitudini e comportamenti adattandoli alle nuove necessità. Non hanno così rinunciato ai viaggi o ai regali di Natale, ma hanno rinviato, magari «sine die», l'acquisto della nuova automobile. In un certo senso si sono adattati alla crisi meglio di quanto hanno saputo mediamente fare gli organi d'informazione. Hanno anche riscoperto certi valori, come la solidarietà e una maggiore attenzione verso le classi più povere, che sembravano definitivamente scomparsi. Come ha anche rilevato il Presidente Napolitano, nei momenti dell'emergenza gli italiani sanno esprimersi al meglio: mi sembra che, anche in questo caso, sono in grado di non smentire le loro capacità. A dispetto del catastrofismo imperante.
Giancarlo Mazzucca
08/01/2009