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Davanti alle 205 bare posizionate nel piazzale della scuola della Guardia di Finanza di Coppito ci sono i parenti, gli amici, i concittadini delle vittime del terremoto che ha sconvolto l'Abruzzo.
E c'è grande commozione e grande sofferenza anche tra le file delle autorità. Un settore tutto per loro posizionato a sinistra del palco centrale, da dove il segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone ha presediuto la messa dei funerali. Quando Berlusconi arriva, poco prima dell'inizio della cerimonia funebre, ha già gli occhi lucidi. Si ferma qualche minuto accanto alla sua macchina prima di entrare, quasi a prendere coraggio di fronte a quelle immagini terribili. Al suo arrivo nel piazzale va immediatamente a rendere omaggio alle salme: si avvicina a loro, ha le mani giunte e lo sguardo fisso alle tante scritte, alle foto, ai peluche, a quella piccola bara bianca con attaccato il numero 207.
Le prime file dell'angolo autorità sono riservati per le massime cariche. Sono già arrivati i presidenti delle Camere, Gianfranco Fini e Renato Schifani, c'è il capo dello Stato Giorgio Napolitano giunto accompagnato da Guido Bertolaso, ci sono i rappresentanti della politica locale, il governatore Gianni Chiodi, il sindaco aquilano Massimo Cialente. Ci sono anche i sottosegretari Paolo Bonaiuti e Gianni Letta. Originario di Avezzano, abruzzese più che mai come si era definito poche ore dopo le prime scosse di terremoto, Letta piange a più riprese. Berlusconi decide di ignorare etichetta e cerimoniale e si dirige dai parenti delle vittime.
È a loro che rivolge le prime parole, il primo abbraccio di conforto. Stringe mani, rincuora, rassicura sulla tempestività dell'intervento dello Stato. Parla con tutti, accarezza bambini, abbraccia signore anziane. Poi, vede un ragazzo in ginocchio accanto ad una bara. Berlusconi si avvicina a lui e dopo averlo abbracciato lo esorta ad essere forte: «Non in ginocchio, ma a schiena dritta». Il Cardinale Bertone comincia il rito funebre e il premier si sposta nel settore delle Autorità. Non tra le prime file, ma in fondo, accanto ai soccorritori e ai militari. Ci sono anche alcuni familiari delle vittime. Rimane lì, tra loro, tra la gente comune.
È visibilmente commosso, più volte appoggia le mani sulla sedia che ha di fronte per sostenersi. Si asciuga le lacrime durante l'omelia, un pianto che il premier riesce a contenere a stento. Solo verso la fine della cermonia, più o meno al momento della comunione, Berlusconi si sposta tra le prime file. Saluta il capo dello Stato e Gianni Letta, e si siede accanto al presidente della Regione Gianni Chiodi. Nella fila accanto c'è anche il vicepresidente della commissione europea Antonio Tajani e subito dietro il sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Oggi - aveva detto il presidente del Consiglio poco prima di partire per l'Abruzzo - è un momento di grande emozione, toccante». Appena terminata la cerimonia funebre, mentre tutti piano piano lasciano la caserma di Coppito, Berlusconi saluta Napolitano e il segretario del Pd Dario Franceschini e si dirige nella sede operativa.
Un palazzetto alle spalle dell'altare, trasformato in quartier generale per la tragedia. Si informa, chiede dettagli tecnici, arriva perfino a sedersi al centralino per rispondere ad una signora che chiede informazioni. Saluta Maria Teresa Letta, presidentessa della Croce Rossa d'Abruzzo e sorella del suo fidato consigliere Gianni. Per tutti ha parole di conforto e di gratitudine. Trova il tempo per un paio di interviste, una con un canale franco-canadese in cui assicura di volersi «assumere personalmente la responsabilità di una ricostruzione sicura e trasparente» e poi con il quotidiano francese Le Monde: «lo Stato non lascerà indietro nessuno». Risponde alla preoccupazione di un giovane ingegnere dell'Aquila, che teme la «ghettizzazione» nelle new town ipotizzate dal premier. «Macchè, saranno perfettamente integrate come Milano 2 e Milano 3, con un linguaggio architettonico locale», risponde il Cavaliere che si fa dare il numero di telefono del giovane abruzzese promettendogli di contattarlo.
La memoria torna alle immagini terribili del funerale: «un dolore lancinante», commenta Berlusconi sottolineando la drammaticità delle tante storie ascoltate e lo «spettacolo terribile» delle bare allineate una a fianco all'altra, una cosa «che non mi dimenticherò mai. Lo dico da padre che capisce che tipo di dolore può essere». Il Cavaliere racconta cosa ha provato incontrando una signora che si voleva ammazzare per aver quasi costretto la figlia a venire a studiare a l'Aquila: «Ho sofferto davvero, non sono riuscito a non piangere». Sull'onda dell'emozione, il premier parla degli sfollati, della necessità di non lasciarli nelle tende e della generosità di chi ha offerto loro ospitalità. «Anche io farò quello che potrò offrendo delle mie case». In questo clima di lutto, Berlusconi rilancia un appello al dialogo con l'opposizione: «di fronte ad accadimenti come questi, l'unità politica non solo è necessaria ma indispensabile». Prima di uscire dalla sala operativa ringrazia ancora una volta tutti i soccorritori per il lavoro che stanno facendo. Ribadendo l'impegno del governo ad assistere chi è stato colpito dal terremoto. «Mi è stato chiesto da tutti di non essere lasciati soli. Il governo si occuperà dell'assistenza delle persone colpite da questa tragedia. L'ho promesso davanti alle bare».
dall'inviato Giancarla Rondinelli
11/04/2009