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una stagione di sangue

Salvatore Borsellino: "Dovevano parlare subito dopo la strage"

Il fratello del magistrato ucciso dalla mafia commenta le ultime rivelazioni sulla strage. "Credo in questi magistrati che vogliono andare fino in fondo".

Salvatore Borsellino Ha visto che cosa l’ex ministro Vizzini ha dichiarato al Tempo? «Sì, ho letto». Dice che nel loro ultimo incontro, tre giorni prima della strage, Paolo si soffermò in particolare sui rapporti tra mafia e appalti... «In quel tempo gli interessi di mio fratello erano concentrati sul nesso mafia-appalti. E su quella trattativa con lo Stato, io ripeto. Comunque nelle carte, nell’agenda grigia di Paolo». «Ho anche trovato tracce di questi loro incontri.
E vorrei chiedere a Vizzini se Paolo gli parlò del dossier che aveva appena ricevuto dal sindacalista Gioacchino Basile riguardo alle infiltrazioni del clan Galatolo nel porto di Palermo. Così...»


E che cosa pensa delle rivelazioni di Claudio Martelli che l'ex sindaco Ciancimino nel giugno del '92 si sarebbe offerto di collaborare in cambio di protezioni politiche? «Penso quello che penso per Violante. Tante persone cominciano a ricordare cose che se avessero detto 16, 15 anni fa non ci troveremmo al punto in cui ci troviamo... Non vorrei che questi improvvisi sussulti di memoria avvengano ora, magari prima di essere sentiti da questi magistrati che stanno portando avanti le indagini adesso».

 
Salvatore Borsellino è il fratello del magistrato ucciso con la sua scorta a via d'Amelio il 19 luglio '92. Ingegnere in pensione, vive a Milano da 40 anni. E io mi scuso con questo uomo mite, ma dalla volontà ferrea di fare chiarezza, se non tutto di quanto mi ha raccontato mi sembra condivisibile. Perché a volte il dolore può far aggrappare a certezze che tali non sono. Ma ci sono due o tre cose che ripete e che vanno ascoltate. Da tempo insiste che vuole vedere nelle vesti di imputato Nicola Mancino, divenuto ministro dell'Interno poco dopo la strage di Capaci in cui furono uccisi Falcone, la moglie e tre agenti della scorta e poco prima che fosse ucciso Borsellino, attuale vicepresidente del Csm. Perché? «Perché è reticente. Perché sull'incontro con mio fratello, il primo giugno del '92 a Roma, ha dato versioni inverosimili. Prima ha detto di non ricordarlo, l'incontro. Poi ha detto di averlo visto al ministero dell'Interno sì, ma di avergli solo stretto la mano. Cose diverse. Ogni tanto dice qualcosa in più. Se Paolo sull'agenda grigia al primo giugno scrive la parola "Mancino" è perché aveva un appuntamento preciso con lui. Un'agenda che compilava la sera, ora per ora con gli impegni della giornata, fino alla partenza da Fiumicino per tornare a Palermo». L'agenda grigia è quella che non è sparita, il magistrato vi annotava gli appuntamenti. Ad essere scomparsa dopo l'attentato è invece l'agenda rossa, secondo l'opinione più diffusa - e Salvatore Borsellino l'ha fatta sua - perchè conteneva «i segreti sulla strage di Capaci» in cui fu ucciso Giovanni Falcone.


Ma Lino Jannuzzi su questo giornale ha acutamente osservato che è un'offesa per un servitore dello Stato come Paolo Borsellino pensare che potesse confinare «segreti» di quella portata in un diario senza tradurli in atti e provvedimenti giudiziari). E invece? «Mancino ha sostenuto di non ricordare l'incontro perché non conosceva la fisionomia, fisicamente mio fratello, e Paolo non era uomo da andare ad omaggiare nessuno. È una menzogna. Dopo Falcone tutti si aspettavano che ammazzassero anche lui. Mancino, ministro dell'Interno, come fa a dire che non lo conosceva? Il suo predecessore al Viminale, Enzo Scotti, lo conosceva bene. Semmai sarebbe da chiedersi perché Scotti fu sostituito in fretta e furia...» Cosa vuol dire? «Che se Mancino sostiene ciò che non è credibile, sono portato a pensare che stia nascondendo qualcosa». Da 3-4 anni Salvatore Borsellino - «ma è un'opinione personale» - si è convinto che quel giorno il fratello Paolo andò da Mancino a parlargli «della trattativa che i Ros avevano avviato con la criminalità organizzata per mettere fine all'offensiva stragista della mafia».

 
«In cambio lo Stato avrebbe dovuto ammorbidire i provvedimenti presi dopo la morte di Falcone. Con Paolo vivo quella trattativa non sarebbe andata avanti». Ma ha l'onestà intellettuale di sottolineare che è «un'opinione personale». Al contrario di tanti mafiologi. Perché a distanza di anni e di molti processi la «trattativa» scellerata tra Stato e Antistato resta un teorema. Alla base del quale c'è il «papello» - ovvero l'elenco di richieste che sarebbe stato presentato dal boss Totò Riina - ma in origine lo ha visto e ne ha parlato solo Attilio Bolzoni di Repubblica, spalleggiato da Saverio Lodato dell'Unità, salvo poi non fare un'ottima figura nelle aule di giustizia una volta chiamati a darne conto. Aria fritta.


Ma torniamo ad ascoltare Salvatore Borsellino. Suo fratello lasciò trapelare qualcosa con i familiari? «È quasi offensivo quello che mi sta chiedendo. Paolo era una persona seria, non parlava in casa del suo lavoro anche per la tutela dei familiari. Però aveva ripetuto più volte che avrebbe detto ciò che sapeva della strage di Capaci ai magistrati di Caltanisetta». Ma non ne ha avuto il tempo? «No, non ne ha avuto il tempo». E bisogna seguire il ragionamento di quest'uomo che a distanza di 17 anni non ha visto diminuire, anzi, dolore e rabbia. Una rabbia, vissuta in modo molto borghese, molto composto, ma anche molto determinato. «Vede, l'assassinio di Paolo era stato progettato dalla mafia ma non per quel momento. Come ha rivelato Giovanni Brusca (collaboratore di giustizia ndr) quando Riina disse che si doveva fare l'attentato di Capaci molti si opposero. Falcone era inviso all'interno della magistratura. Ma era molto sostenuto dall'opinione pubblica. La sua uccisione avrebbe provocato la reazione più forte dello Stato, come effettivamente fu».


Dopo il massacro di Capaci il Parlamento convertì in legge il cosiddetto decreto Falcone sui collaboratori di giustizia, furono trasferiti nelle carceri speciali 400 boss mafiosi. «Nel luglio '92 non era alla mafia che interessava l'eliminazione di mio fratello. La mafia doveva fare un favore a qualcuno. Quello che è accaduto non possiamo stabilirlo né io né lei. Io ho fiducia nella magistratura, in questi magistrati che ora stanno dimostrando di voler andare in fondo. E allora si capirà perché altri giudici, altri magistrati non hanno voluto vedere, non hanno voluto accertare, non hanno voluto capire».

 

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Pierangelo Maurizio

11/10/2009

  • 15/10/2009 02:35 Francesco
    Ho provato di stringere al massimo il mio commento ma con 1024 caratteri non ci sono riuscito, come si fà a parlare di mafia e delle stragi in così poco spazio. Mi sono arreso, peccato, ci tenevo ad esporre la mia tesi.-
  • 12/10/2009 15:16 Salvatore Borsellino
    (segue) "Peraltro bisogna ricordare che più volte Paolo ha affermato che aspettava di essere sentito dalla procura di Caltanissetta per 'testimoniare' sulla strage di Capaci ma non gliene diedero il tempo, anzi probabilmente lo uccisero proprio perchè questa 'testiminianza' non potesse avere luogo" L'intero commento è ripostato sul mio sito www.19lugli1992.com
  • 12/10/2009 15:13 Salvatore Borsellino
    Dal commento che ho inserito ieri manca questa parte che ritengo fondamentale per una giusta comprensione dello stesso: "Piuttosto che acute le affermazioni di Lino Jannuzzi mi sembrano capziose e offensive nei confronti di Polo Borsellino il quale sicuramente non si sarà limitato a "confinare segreti di quella portata in un diario senza tradurli inatti giudiziari" ma ne avrà sicuramente parlato sia con i diretti interessati, Mori e De Donno, sia con i suoi superiori gerarchici, vedi Giammanco, sia con i più alti livelli istituzionali, vedi Mancino, firmando così probabilmente la sua condanna a morte." (continua)
  • 12/10/2009 13:48 gianluca
    Ringrazio il destino di aver incontrato nella mia vita una persona dell'onesta' intellettuale e morale di Salvatore Borsellino. Un paese che continua a non dare giustizia ai suoi uomini migliori e' un paese senza futuro. Giovanni Falcone, Palo Borsellino, gli uomini della scorta, hanno dedicato la loro vita per un paese migliore. Sono stanco, francamente, delle smentite e dei ''non ricordo'' di personaggi come Violante e Mancino. Sono stanco di dover pagare lo stipendio ad un parlamentare come Dell'Utri condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sono stufo di vedete politici di ogni schieramento correre in soccorso di un poliziotto che ha tardito lo Stato come Bruno Contrada. Non so quanto, non so come, ma un giorno riusciremo a capire chi, dello Stato, ha tradito Paolo Borsellino.
  • 12/10/2009 03:42 emilia
    Per una questione morale, non vedo Santoro - Dopo santa maria
  • 11/10/2009 22:17 Salvatore Borsellino
    Che la trattativa tra mafia e stato resti un "teorema" è una opinione che non condivido visto il significato che di solito viuene attribuito a questo termine, cioè quelle di un assunto per dimostrare il quale si costruiscono prove piuttosto che ricercarle. I riscontri che da più parti stanno venendo fuori rispetto all'esistenza di questa trattativa dimostrano che così non è, potrebbe essere un mio "teorema" il fatto che la trattatiuva sia stata la causa principale dell'eliminazione di mio fratello, ma io sono sicuro che il tempo e le indagini condotte da magistrati validi e onesti come quelli che conducono "oggi" le indagini a Palermo e a Caltanissetta mi daranno alla fine ragione
  • 11/10/2009 22:15 Salvatore Borsellino
    Con riferimento all'articolo in questione, per il quale ringrazio Pierangelo Maurizio per la correttezza con la quale ha tiportato le mie risposte alle sua domande, debbo però fare alcune precisazioni. Sono un ingegnere, ho 67 anni ma non sono in pensione, continuo a lavorare per potermi permettere di andare, quasi sempre a mie spese, dovunque mi chiamano per manifestare la mia voglia di Verià e di Giustizia. Ripeto a mie spese e non a spese dello Stato come sostiene Vittorio Sgarbi, da parte mia ho rifiutato anche la provisionale assegnatami dallo Stato quale fratello di Paolo Borsellino, dallo Stato infatti voglio prima di tutto giustizia.
  • 11/10/2009 16:14 Gioacchino Basile
    Fermo restando, la mia assoluta distanza morale e politica da Dell’Utri e Berlusconi; se volete capire veramente chi sono veramente quelli che li vogliono crocifiggere alle indegne responsabilità stragiste del 19 luglio 1992, v’invito gentilmente a cliccare il mio nome sù google.it ed a leggere la mia lettera aperta al “mio amico” Gancarlo Caselli, la mia richiesta d’audizione in Commissione Antimafia e quant’altro pubblicato fino alla mia lettera aperta all’antimafioso (sic.)Carlo Vizzini… Solo così potrete capire che… Cordialmente Gioacchino Basile
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