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Firme per «piazza grande»

La raccolta firme, avviata da un cittadino, per "salvare" gli storici lampioni che dagli anni '30 fanno mostra di sé in piazza Vittorio Emanuele II (in antico "piazza grande"), dà modo di tornare sul destino dell'ampio spazio tra Comune e Tribunale.

L'amministrazione municipale si è affidata a un concorso di idee teoricamente "nazionale" ma che le modalità di effettuazione hanno nei fatti ridotto a un evento locale. Solo due mesi, peraltro estivi, hanno fatto sì che partecipassero appena 13 concorrenti, nella stragrande maggioranza teatini. Con tutto il rispetto per i progetti presentati, ci si aspettava una possibilità di scelta ben più ampia. Va ancora detto che in una città che scommette per il proprio futuro in gran parte sul glorioso passato, ci si attenderebbero scelte coerenti. Logica vorrebbe che si pensasse a valorizzare il patrimonio urbanistico (e non solo urbanistico) della città piuttosto che a cercare trasformazioni di dubbio risultato. In concreto: ha senso, ad esempio, una illuminazione moderna in una piazza nella quale l'edificio più "giovane" ha ben oltre un secolo di vita? E ha senso, in questo stesso ambiente, una fontana con uno stile alieno al resto della piazza? Il Comune di Chieti, con la attuale amministrazione, ha sempre proclamato l'intenzione di fare della partecipazione popolare una propria bandiera. Sarebbe il caso di sottoporre i progetti già presentati - e magari non solo quelli - a una sorta di votazione popolare. Questo non stravolgerebbe il lavoro e le scelte della giuria "tecnica" (peraltro qualificatissima) che ha già preso in esame e valutato i progetti. Ma potrebbe aiutare a capire che cosa ne pensano i cittadini, che potrebbero anche gradire - è una ipotesi - la salvaguardia dell'attuale suddivisione dello spazio. Per cambiare completamente volto alla piazza del resto basterebbe eliminare l'attuale deprimente parcheggio e realizzare una nuova e acconcia pavimentazione. Il resto - alberi, fontana e quant'altro - potrebbero rappresentare un valore aggiunto, che può esserci o non esserci. Discorso a parte quello sulla denominazione: questo giornale è contrario a ogni astorico cambio. L'onomastica è cosa seria, legata alla storia di una comunità che non può e non deve perdere la propria memoria. Qualsiasi modifica andrebbe preceduta da un accusato studio complessivo, come si fece all'epoca del sindaco Roccioletti. Una esperienza da ripetere, prima di commettere un grave errore.
L. D. T.

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01/12/2008










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