Questo l'ammonimento lanciato ieri dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che è tornato a definire «un mito» l'Olocausto. La messa in guardia è arrivata nell'ultimo venerdì del mese del digiuno islamico del Ramadan, la data che per volere del defunto fondatore della Repubblica islamica, ayatollah Ruhollah Khomeini, viene celebrata ogni anno come la «Giornata di Qods» — il nome arabo di Gerusalemme — con manifestazioni anti-israeliane organizzate dal regime in tutto il Paese. Ma la novità di quest'anno è la celebrazione riservata ad Hassan Nasrallah, capo dell'Hezbollah libanese, le cui fotografie campeggiavano a centinaia tra le folle dei manifestanti accanto a quelle della guida suprema del Paese, ayatollah Ali Khamenei. Dalla guerra dell'estate scorsa con Israele, che secondo le autorità di Teheran si è conclusa con una «vittoria» del Partito di Dio sciita, Nasrallah è assurto agli onori di un vero e proprio eroe nella Repubblica islamica. Proprio il conflitto di luglio e agosto, secondo Ahmadinejad, che ha parlato prima della preghiera del venerdì a Teheran, «ha distrutto il mito» dell'invincibilità di Israele. E questo basta per fare affermare al capo del governo iraniano che lo Stato ebraico «è destinato a sparire», qualsiasi cosa possano fare i suoi sostenitori in Occidente. Proprio a questi sostenitori Ahmadinejad si è rivolto direttamente, avvertendoli che «se la rabbia dei popoli della regione diventa una tempesta, non sarà contenuta nei confini del Libano e della Palestina, ma si abbatterà anche su di voi. «Pensate — ha aggiunto — ai vostri interessi a lungo termine nella regione. Questa è la nostra ultima parola». Negli ultimi giorni tutte le autorità iraniane hanno rivolto continui e pressanti appelli alla popolazione perchè partecipasse alle manifestazioni e la televisione ha continuato a trasmettere immagini dell'Intifada palestinese e dei miliziani in armi dell'Hezbollah. Tra le decine di migliaia di persone scese nelle piazze vi erano Pasdaran (guardiani della rivoluzione) in divisa, scolaresche accompagnate dagli insegnanti, dipendenti di uffici pubblici e fabbriche. «Voi — ha detto Ahmadinejad, rivolgendosi in particolare alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti — avete portato in Medio Oriente questa gente terrorista e contro la religione (cioè gli israeliani), voi l'avete aiutata a sottomettere i popoli della regione. La cosa migliore ora è che siate voi stessi a portarla via». Quanto al nucleare, nessuna marcia indietro da parte della Repubblica islamica. «Non ci arrenderemo alle minacce», ha detto Ahmadinejad, mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si appresta a riprendere in esame il dossier iraniano e forse ad adottare le prime sanzioni contro Teheran, che continua a ignorare la richiesta dell'organismo delle Nazioni Unite di sospendere l'arricchimento dell'uranio. Anzi, il presidente iraniano ha definito addirittura «illegittima» la composizione dello stesso Consiglio di Sicurezza, contestandone quindi l'autorità. «Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che sono nemici della nazione iraniana — ha affermato Ahmadinejad — formulano le accuse, giudicano ed esercitano il diritto di veto». Questa, secondo il presidente iraniano, è «la logica del faraone, che ormai è finita» nel mondo di oggi. Questa situazione, ha aggiunto, è rifiutata «anche dalle vecchie delle montagne dell'Himalaya».