Cioè quelli che contano davvero e che d'estate si blindano nei giardini lussureggianti e poi scendono in spiaggia giusto per un tuffo e quando al tramonto la sabbia diventa dorata si radunano tutti per la grigliata di pesce, a casa dell'uno o dell'altro. È sempre stato così dai magnifici Cinquanta dei vari Moravia, Pasolini e dei conti Volpi di Misurata che costruirono una villa faraonica ispirata alla Leptis Magna libica.
Qualche decennio fa, quando ancora non esisteva il gossip e lo Stracafonal inventato da Roberto D'Agostino alias Dagospia anche lui habituè di queste spiagge, la villeggiatura (che non si misurava da sabato a sabato ma era piuttosto un tempo dilatato) nel buen retiro di Sabaudia diventava creatività, sperimentazione, cultura, arte. Scrittori, registi, sceneggiatori, artisti (come Mario Schifano) ognuno rinchiuso nella sua casa bianca, immersi in un fitto lavorìo di romanzi e poesie, sceneggiature, appassionate elucubrazioni ed interventi polemici, fra estati serene ed inverni solitari. Il rumore delle onde era un tutt'uno con il ticchettìo dei tasti delle macchine da scrivere. «Questo posto mi ricorda l'Africa tra i lontani monti azzurri e le acque addormentate dalla laguna» scriveva Alberto Moravia vicino di casa di Pier Paolo Pasolini. E poi quella certa intellighenzia di sinistra, visionaria e progressista ma sinceramente innamorata dell'architettura razionalista e metafisica di Sabaudia città, voluta dal fascismo e inaugurata quasi settant'anni fa, il 15 aprile 1934, 253 giorni dopo la posa della prima pietra da parte di Benito Mussolini. Tra le cui mura Bernardo Bertolucci raccontava la sua luna e tutti insieme, con Nico Naldini, Vincenzo Cerami, Sergio Citti, Dario Bellezza, Flaminia ed Enzo Siciliano andavano a prendere il fresco e mangiare il gelato in piazza. Il profilo di questa città «immersa in una specie di grigia luce lagunare benché intorno ci sia una stupenda macchia mediterranea» come disse Pasolini ispirò e continua ad ispirare la produzione cinematografica. Qui sono stati girati kolossal come Scipione l'Africano (1937), Divorzio all'italiana con Marcello Mastroianni, La voglia matta con Ugo Tognazzi e una Catherine Spaak adolescente, Amore mio aiutami con Alberto Sordi geloso che prende a sganassoni la moglie fedifraga Monica Vitti, a «Compagni di scuola» di Verdone. E poi «Non ti muovere» con Sergio Castellitto e una stupefacente Claudia Gerini che, neanche a dirlo, ha casa a Sabaudia.
La città di Sabaudia negli ultimi anni è stata funestata dalla morìa delle palme che da decenni sono parte integrante dei suoi viali e piazze. Attaccate dal famigerato punteruolo rosso, il coleottoro trasmigrato dall'Egitto che mangia il midollo della pianta, le gloriose palme sono state abbattute e ora sostituite. Tra le polemiche perchè il problema del punteruolo rosso non è stato risolto.
Ogni estate puntualmente ritorna pure l'annosa questione dello splendido lago di Paola dal 1882 proprietà della famiglia Scalfati, che acquistò il bacino lacustre dal Cavalier Giachetti, dopo che lo Stato Italiano lo aveva alienato nel 1871. Nei vari decenni ambientalisti e politici locali hanno ingaggiato battaglie legali contro la famiglia Scalfati per l'esproprio e la restituzione dello specchio d'acqua al comune di Sabaudia. Niente di fatto. Eppure sono tanti i dettagli che testimoniano che anche qui i tempi stanno cambiando. Ci sono i miliardari russi che stanno facendo incetta di case e villone e poi le iniziative per contrastare l'afflusso del turismo mordi e fuggi: a cominciare dal ticket da un euro all'ora per chi parcheggia sul litorale.
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08/08/2008