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Il presidente dell'Autorità portuale di Napoli avrebbe estorto ad alcuni imprenditori contributi per finanziare il partito

L'ex Ds Nerli accusato di concussione
Organizzava cene con D'Alema e Bassolino. La difesa: «Non ho mai fatto pressioni»

Roberto Paolo
NAPOLI L'operazione l'hanno battezzata «Un porto al sole», parafrasando il titolo della celebre fiction tv girata a Napoli. Decine di imprenditori costretti a versare soldi ai Ds, sotto forma di contributi volontari e partecipazioni a cene elettorali, per non avere problemi con le concessioni o i controlli da parte dell'Autorità portuale.

Questa l'accusa sostenuta dal pm Francesco Curcio, che ha portato all'emissione di sei avvisi di garanzia.
La posizione più grave è quella di Francesco Nerli, fedelissimo del governare Antonio Bassolino, da otto anni presidente dell'autorità portuale partenopea. Per lui e per la sua segretaria, Rita Convertino, il gip del tribunale di Napoli ha disposto il divieto di dimora in Campania. Sotto inchiesta anche l'ex segretario dell'Autorità portuale, Pietro Capogreco, e la sua assistente Carmela De Luca. Sono tutti accusati di concussione aggravata, continuata e in concorso. Altri indagati tra le fila della Cgil, per un diverso filone dell'inchiesta su alcune assunzioni sospette. I posti di lavoro sarebbero stati concessi, anche qui, in cambio di sostanziosi contributi alle campagne elettorali dei ds.
Le indagini sono scattate nel 2007 e si riferiscono al biennio 2005-2006. La Guardia di Finanza, nel corso di numerose perquisizioni, ha trovato anche una sorta di libro mastro dei contributi versati al partito di Nerli da imprenditori che operano nel Porto. Per ogni nome una cifra corrispondente alla somma pagata. I contributi erano regolarmente contabilizzati sia dalle aziende sia dalla segreteria dei Ds. Non si trattava di finanziamenti occulti ma di finanziamenti estorti. Cifre che andavano dai 5.000 ai 25.000 euro. Non proprio bazzecole. Ma se a chiedere i contributi era il vertice dell'Autorità, dai cui controlli e dalle cui concessioni dipende la vita o la morte delle imprese che operano sulle banchine partenopee, allora dire «no» non doveva essere facile. Nerli, il cui incarico è in scadenza, rigetta tutte le accuse: «Non risulta nessuna pressione o minaccia neppure velata».
Ma dagli atti dell'inchiesta emergono gli interrogatori di una decina di imprenditori che disegnano uno scenario diverso. Avrebbero confermato, scrive il procuratore Giandomenico Lepore in una nota, «l'uso strumentale del potere pubblico e la indebita commistione fra funzioni pubbliche e attivismo politico». Gli imprenditori hanno parlato anche di contributi alle cene elettorali a Napoli di Massimo D'Alema e Bassolino. Gli strettissimi rapporti tra D'Alema e Nerli sono del resto notori. Per inciso, l'ex presidente Ds risulta imparentato sia con la seconda moglie di Nerli sia con la sua segretaria oggi indagata.

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21/11/2008










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