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Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

La trans coinvolta nel caso Marrazzo trovata morta. Il computer immerso nell'acqua: nel pc forse i nomi di altri clienti vip. In questura ascoltati amici, vicini di casa e conoscenti di Brenda.
Dallo scandalo all’omicidio dei misteri. È morto Brenda (Wendell Mendes Paes, in arte Blenda), 32 anni oggi, uno dei trans brasiliani protagonisti del presunto ricatto per il video a luci rosse all’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, con 4 carabinieri coinvolti. Lei aveva detto di essere in possesso del secondo filmato. E forse per questo l’hanno ammazzata. La sua è la seconda morte da chiarire dopo quella di un altro dei protagonisti oscuri del caso Marrazzo: Gianguardino Cafasso.
L'altra notte, nell'appartamento del viados, alla periferia nord di Roma, sulla Cassia, forze dell'ordine e vigili del fuoco sono intervenuti per un allarme incendio scoprendo il suo cadavere sul pavimento della camera da letto, sul soppalco. Era supino, seminudo, col volto girato verso sinistra. Addosso né segni di violenza, né bruciature. Accanto due bottiglie vuote di whisky Ballatines e in bagno, nel lavandino, col rubinetto dell'acqua aperto, il computer portatile: forse per danneggiare la memoria del pc che sarà sottoposto a esame tecnico con la formula dell'incidente probatorio, nel caso di prove irripetibili. Accanto alla porta d'ingresso una valigia pronta: Brenda era sotto sfratto, non pagava l'affitto da 90 giorni (600 euro al mese).
La Procura di Roma indaga per omicidio volontario, «la tesi più probabile», dicono i magistrati sotto la regia del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. A condurre le indagini è la Squadra mobile della Questura. Decisivi saranno i risultati dell'autopsia che sarà eseguita all'istituto di Medicina legale del policlinico Gemelli tra oggi e lunedì. Si sospetta che il giovane viados, chioma nera fluente, spalle larghe e seno esplosivo, possa essere stato ucciso secondo un piano organizzato perché apparisse un incidente e non un delitto. E invece la sua morte è da subito un groviglio di cose che non vanno.
Brenda è il secondo misterioso cadavere del caso Marrazzo, dopo quello a settembre di Gianguarinio Cafasso, pregiudicato, spacciatore di droga e informatore dei carabinieri indagati. Da morto è stato accusato di aver girato il video scandalo e di aver cercato di venderlo con la complicità dei quattro militari poi arrestati, e che lui stesso avrebbe chiamato in causa: per irrompere il 3 luglio nell'appartamento di via Gradoli dove si trovava Marrazzo con l'altra trans, Natalie, e per piazzare il filmato ai giornali. L'altro ieri alle 21 Brenda beve un paio di whisky con un altro trans, Barbara. «Eravamo in via Pirzio Biroli, dove siamo stati altre volte», riferisce. La stessa via dove l'8 novembre Brenda è stata rapinata da alcuni romeni.
Alle 2,30 un tassista dice di averla portata a casa dall'Acqua Acetosa, dove si prostituiva. Dopo le 4 scatta l'allarme. «Mi ha svegliato il mio vicino filippino - racconta la signora che per prima ha chiamato il 113 - Diceva "Fumo, fumo". Mio marito e io abbiamo visto il fumo uscire dalle cantine via di via Raffaele Stasi, ma lì di solito so che accatastano anche della legna. Gli stabili però fanno parte del complesso di via Due Ponti 180. Quando sono arrivati, i vigili del fuoco hanno cercato di capire la provenienza. E alla fine sono arrivati a quella porta». La porta è quella in metallo, rossa, dell'interno 1F al primo piano. Era chiusa a una mandata. Un fatto insolito, perché Brenda si barricava usando più serrature.
L'incendio? Alcuni testimoni nell'appartamento non avrebbero visto fuoco e fiamme, né le pareti della stanza scurite dal fumo, e neppure divano, tende e altri arredi divorati dal rogo. L'incendio sarebbe partito dal soggiorno, dov'erano la valigia e la borsa di Brenda. Ma il corto circuito è una tesi che non convince nessuno. Si è parlato pure di liquido infiammabile, che sarebbe stato sparso in casa e sul corpo. Ma tracce non ne sono state trovate, a partire dal corpo, senza ustioni, ispezionato sul posto dal medico legale.
Insomma, sarebbe più consistente l'ipotesi di una simulazione d'incendio, che i danni provocati. La polizia scientifica ha passato al setaccio l'ambiente e non solo. Ha portato via il computer, gli indumenti di Brenda, gli altri oggetti che erano in casa. Non sono stati trovati farmaci, tranquillanti: gli altri trans dicono che Brenda ne facesse grande uso, bevendo insieme superacolici e consumando cocaina. Ieri pomeriggio con gli operatori Ama, gli investigatori della Scientifica hanno rovistato i cassonetti su via di Due Ponti, davanti al civico 180, al quale si arriva superando un piccolo tunnel in cemento, percorrendo una salita in cima alla quale si trova il complesso abitativo.
Oggi la Scientifica tornerà sul luogo del delitto. La morte di Brenda è un mistero fitto. La magistratura vuole scoprire la verità. «È la seconda morte sospetta, misteriosa», dicono gli inquirenti. Intorno alle 16 c'è stato un vertice in Questura tra il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, il sostituto Rodolfo Sabelli, il questore Giuseppe Caruso e il capo della Mobile Vittorio Rizzi. Brenda era il trans del presunto secondo video con Marrazzo, che lei stessa aveva detto che era nel suo pc, quello trovato sotto l'acqua. «Certo - dice Brenda interrogata dai carabinieri del Ros - avevo quel video, lo custodivo nel mio pc ma l'ho distrutto perché avevo paura». Parla di foto e video fatti durante incontri in un appartamento nella disponibilità di Piero Marrazzo, in via Cortina d'Ampezzo, forse la stessa casa dove si reca Natalie, l'altro trans, dopo il blitz dei due carabinieri infedeli (Luciano Simeone e Carlo Tagliente) nell'appartamento di via Gradoli 96.
Nel corso della giornata negli uffici della Questura sono stati ascolti circa venti viados per cercare di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Brenda. E ci sarebbero stati anche momenti di tensione tra di loro. Alle 12 il corpo di Brenda ha lasciato via di Due Ponti dentro la bara nel furgone della Mortuaria. Qualche ora dopo, a pochi metri dal portone un anonimo romano di 40 anni ha posato un mazzo di diciotto rose bianche. «Non la conoscevo - ha detto - sono stato spinto a farlo dopo aver sentito le notizie. Mi è venuto il voltastomaco per come questa gente è stata trattata. Prendetelo come il gesto di un buon cristiano che prova ancora pietà di fronte alle tragedie umane. Prima di venire qui ho chiamato anche mia moglie che mi ha chiesto se fossi diventato pazzo. Io, invece, credo la pietà sia dovuta a tutti».
«Brenda, una delle transessuali che l'ex governatore del Lazio frequentava - dice il presidente dell'Arcilesbica, Francesca Polo - è stata uccisa. Non crediamo si tratti dell'ennesimo atto di violenza gratuita che la popolazione transessuale subisce in questo paese; non crediamo al delitto dettato dall'ignoranza e dal pregiudizio. Crediamo invece che l'uccisione di Brenda serva a coprire una realtà di ipocrisia, omertà e censura che coinvolge il mondo della politica e dei vip non ancora scoperti».
Fabio Di Chio
21/11/2009