Andrea Riccardi «Una carezza alla cultura in un periodo in cui riceve solo schiaffi». Così Giuseppe Tornatore ha descritto il discorso del Papa rivolto ieri in Vaticano, nella Cappella Sistina, a oltre 260 esponenti del mondo della cultura, dal cinema all'architettura, passando per poesia, danza, musica, teatro e fotografia. Tra i presenti, i fratelli Taviani, Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, i premi Oscar Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo e Gabriella Pescucci, Maria Luisa Spaziani, Liliana Cavani, Ugo Nespolo, Lino Banfi, Claudio Baglioni col figlio Giovanni, Terence Hill, i Pooh nella nuova formazione a tre, Sergio Castellitto (che ha letto un brano della lettera di Giovanni Paolo II) con la moglie Margaret Mazzantini, la soprano Daniela Dessì, Riccardo Cocciante, Antonello Venditti, Peter Greenaway, Monica Guerritore, Raoul Bova (uno dei pochi con meno di 40 anni), Carla Fracci. Moretti, che sta lavorando proprio in questi mesi a una commedia ambientata in Vaticano, il cui titolo dovrebbe essere «Habemus Papam», al termine dell'incontro si è sottratto a ogni domanda, e percorrendo il lungo corridoio ai cui lati erano disposti i giornalisti, si è ancorato al braccio dell'ad di Rai Cinema Caterina D'Amico, dispensando solo grandi sorrisi. Un richiamo all'attualità internazionale è giunto dallo scrittore iraniano Kader Abdolah, che ha partecipato all'incontro con al collo una sciarpa verde, un «omaggio al popolo iraniano che chiede libertà e che la sua voce venga ascoltata» spiega. Fra tanti abiti scuri, ha scelto un completo un po' più casual uno dei pochi israeliani intervenuti (tre in tutto), Samuel Maoz, Leone d'oro quest'anno a Venezia per «Lebanon»: «Mi pare - ha detto - che il Papa abbia detto un grande no all'odio e alla guerra e un grandi sì all'amore e all'arte». Bocelli si è detto emozionatissimo «nel sentire nelle parole del Papa questa fiducia rinnovata nella nostra attività d'artisti». Il Papa, ha commentato Raoul Bova «ha messo in rilievo i valori più alti del nostro mestiere, che non è solo gossip». «Io dal Papa non c'ero. Mi hanno citato fra i presenti - ha detto Marco Bellocchio - e io all'inizio avevo anche detto sì, ma poi per coerenza non sono andato». Infatti, ieri mattina il regista era a Torino. «Ci deve essere - ha detto - una corrispondenza fra ciò che si fa e ciò che si crede. E se io credo che l'aborto non sia un assassinio, che non è giusto che il crocifisso incomba nelle scuole, che vietare il preservativo in Africa sia un crimine, ecco, allora faccio come Ernesto Picciafuoco, il protagonista del mio "L'ora di religione", e ad applaudire il Papa non vado».
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22/11/2009