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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

Notizie - Interni Esteri

lo sfogo contro politici e forze dell'ordine

Le amiche di Brenda: "Adesso
vogliamo essere protette"

Le amiche della vittima accusano politici, carabinieri e polizia: "Ci considerano mostri". China: "Non so nulla del video, nel pc potevano esserci foto ma di sicuro Brenda le ha buttate".

Un'amica di Brenda tra i presidenti di associazioni gay Attaccano politici, forze dell'ordine, sia polizia, sia carabinieri. Se la prendono con chiunque avrebbe dovuto proteggere Brenda e non lo ha fatto. Anzi, secondo i transessuali amici della vittima, nessuno ha intenzione di proteggerli perché vengono considerati dei mostri, non esseri umani, ma extraterrestri. E arrivano addirittura ad affermare che si è trattato di un «omicidio di Stato, basta vittime del potere». Sono le amiche di Brenda, brasiliano arrivano in Italia sei anni fa, a raccontare ieri pomeriggio le loro preoccupazioni in largo Sperlonga, a poca distanza dalla casa dove è morta la transessuale alle 4 della mattina di venerdì.

 Il presidente di Gayproject, Imma Battaglia, e il presidente dell'associaizone «Libellula», il trans Leila Daianis, si sono volute incontrare con le trans che vivono e lavorano nella zona della Cassia e in altri quartieri della città, per chiedere a gran voce più protezione, soprattutto per quelle persone che sono state ascoltate dagli investigatori che indagano sullo scandalo Marrazzo e sull'incendio nella casa di Brenda, in via Due Ponti 180.

«Ora bisogna cercare la verità dove sta, perché le transessuali sono solo l'anello debole di una storia che coinvolge politici e forze dell'ordine corrotte», ha tuonato Imma Battaglia, che ha tenuto per mano l'amica di Brenda, China, terrorizzata a tal punto da non riuscire a trattenere le lacrime quando parlava di come possa essere accaduta quella tragedia all'amica con la quale trascorreva serata insieme, mangiando pizza e bevendo birra. «Non so niente del video, al massimo poteva avere fotografie che però, so per certo, ha buttato», ha detto la trans, che, però, ha cambiato più volte opinione sulla dinamica della morte di Brenda.

Prima ha detto che non credeva all'omicidio, poi, trascorse alcune ore da queste affermazioni, ha invece dichiarato che potrebbe trattarsi di omicidio. Insomma, l'unica cosa certa nel mondo trans è che tutte hanno paura di fare la stessa fine di Brenda, che si sia trattato di un incidente o di un delitto. «Povero Marrazzo, lui non aveva nessuna colpa», ha aggiunto China che ieri ha portato un mazzo di fiori davanti alla porta di casa di Brenda. «Piero Marrazzo non è sicuramente l'unico politico ad aver frequentato trans. Qualcuno ha molta paura e ha scatenato tutto questo», ha detto Leila Daianis.

C'è anche chi sostiene di essere seguita in strada in questi giorni: «Un uomo, italiano, mi ha detto di stare zitta, di non parlare - ha detto il trans Barbara - e una volta in strada mi si è avvicinata una macchina e un uomo al finestrino mi ha fatto con le dita il gesto della pistola. Non voglio morire come Brenda». Ieri sera transessuali, gay e lesbiche, si sono incontrate in piazza Vittorio, all'Esquilino, per partecipare a un corteo. «Brenda: è omicidio di Stato. Basta vittime del potere», si leggeva su alcuni degli striscioni che hanno aperto il corteo «contro la violenza sulle donne, sulle lesbiche e trans».

La vittima, secondo quanto riferito dalle associazioni, aveva chiamato la madre in Brasile nei giorni scorsi per dirle che aveva paura, che era depressa e che non sapeva più cosa fare perché non aveva soldi e non lavorava da tempo. «Qualche euro li riceveva da trans giovani - hanno detto le amiche - quelle più grandi non la volevano più incontrare perché era troppo aggressiva ed era sempre ubriaca».

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Augusto Parboni

22/11/2009

  • 22/11/2009 14:49 Francesco Iocca
    "Brenda è stata umiliata nella sua identità di genere dall'ignoranza dei giornalisti che ne hanno sempre parlato al maschile", si legge in uno dei messaggi lasciati su un social network frequentato da persone transgender. Ignoranza di cui, nei giorni scorsi, gran parte della stampa bipartisan ha fatto ammenda. A questo punto non sarebbe il caso se anche il signor Parboni colmasse questa tipologia di lacuna? Se il dovere del giornalismo è fare informazione, credo che sarebbe quanto meno deontologico da parte della testata se un articolo di cronaca che tocca trasversalmente altre tematiche, fosse affidato a un giornalista meno "confuso" e un po' più informato.
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