«Non l'ho fatto perché non ci credo - ci confessa Maramieri - Vede, mio figlio, a 10 anni, ha voluto che lo si battezzasse e io non mi sono opposto. Le scelte sono personali se riguardano la persona. Qui stiamo parlando invece, di organi istituzionali che a mio giudizio devono rimanere estranei alla religione. E' per questo motivo che ho deciso di togliere il crocifisso che era appeso nella parete qui dietro. L'ho riposto nel cassetto della scrivania qui vicino a me». Il neo assessore del Pd riporta in cronaca un tema che tempo fa ha alimentato le pagine nazionali. E lo fa con serenità spiegando che il suo gesto è dovuto esclusivamente al rispetto della laicità dello Stato. Sulla vicenda interviene positivamente l'Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) nazionale.
Giorgio Villella per la dirigenza dell'Unione commenta: «E' ora che qualche pubblico ufficiale applichi la Costituzione italiana che dà pari uguaglianza a tutti i cittadini indipendentemente dalla religione che professano o se sono atei. E' lodevole l'intento che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini nella laicità dello Stato». Villella parte dal concordato e dalla situazione del resto d'Europa per far presente il disinteresse del mondo politico nei confronti del problema. E ora il pensiero va anche al crocifisso che sta affisso nell'aula consiliare di piazza Roma, sopra la poltrona del Presidente del Consiglio. «Ho più volte pensato da consigliere a questa situazione» spiega Maramieri.
Villella lo segue: «Ho scritto due volte alla Corte Costituzionale per togliere dall'aula il crocifisso. La Corte Costituzionale alla fine lo ha fatto».
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24/06/2008