• BENESSERE
  • CINEMA
  • INCONTRI
Dieta Club
Mooovie
trova l'anima gemella
CERCA NEL SITO

Politica

Il business della cooperazione fa parte del programma del governo di sinistra

IL BUSINESS delle Ong. Milioni di euro spartiti a pioggia tra oltre 160 organizzazioni che operano sia in Italia che all'estero, nel Sud del mondo.

La cooperazione internazionale attraverso le Ong «certificate» dalla Farnesina è parte integrante della politica estera «di pace e solidarietà» del governo Prodi. È stato persino inserito nel programma dell'Unione. La legge delega approvata a gennaio è stata accolta con soddisfazione dalle Ong italiane. La Finanziaria ha stanziato 610 milioni per la cooperazione a fronte del 380 del 2005. Non solo ma il governo Berlusconi aveva applicato anche la possibilità di uno stanziamento attraverso la denuncia dei redditi di un «5 per mille» che finiva nelle casse della cooperazione. A questi si aggiungono i miliardi, in euro, che distribuisce l'Unione europea, sia per progetti all'interno dei Paesi membri che in nazioni extracomunitarie. Un giro di soldi e interessi che stride con gli ideali di solidarietà e volontariato che hanno ispirato la diffusione delle ong a partire dagli anni ottanta. Le organizzazioni di cooperazione internazionale si occupano di più diversi settori. Dalla sanità alla costruzione di pozzi per l'acqua fino all'educazione. Ma alcuni non tralasciano di occuparsi di sminamento e persino di istruire «addetti alla sicurezza». L'Ue ha stanziato 5 miliardi di euro per la lotta al terrorismo affidando questi fondi a organizzazioni non governative. Ci sono strutture come la Caritas, Sant'Egidio, Legambiente. E ancora Un ponte per... Intersos, e tante altre specificatamente laiche. Emergency si sostiene grazie alle donazioni dei cittadini, anche con il «5 per mille» ma non disegna fondi pubblici per sostenere i suoi ospedali sparsi per il Terzo mondo. «Un ponte per...» aveva ottenuto 15mila euro dal governo Berlusconi per un progetto in Iraq. Questa evoluzione, necessaria per utilizzare senza sprechi le risorse a disposizione, ha di fatto creato una classe di «professionisti» dell'intervento umanitario a scapito del obsoleto concetto di volontario. Intersos presenta bilanci da 22milioni di euro. Emergency nel 2005: 17 milioni. Un ponte per...si ferma a due milioni. Negli scenari attuali dove la guerra è diventata asimmetrica quindi non ci sono confini netti tra nemici e amici il ciclo dell'economia scatenato dagli aiuti umanitari rischia di portare a pericolose relazioni. così le ong perdono il loro ruolo neutrale e diventano subalterne alla politica degli stati che le finanziano. Le Ong si sono fatte promotrici della politica cosiddetta dell'auto-aiuto, della micro-imrenditorialità od altro ancora che si è rivelata non solo inefficace ma spesso controproducente. A volte questi progetti hanno anche raggiunto dei risultati economici, ma i benefici per la popolazione locale tardano ancora a vedersi. Mau.Pic.









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro