La
seconda: una sanguinosa rappresaglia per aver svelato i
segreti dell'organizzazione.
Sì, perché sebbene la
vittima non fosse ancora un pentito, come hanno
sottolineato ieri i magistrati della Direzione distrettuale
antimafia, ma soltanto un «dichiarante», la sua
collaborazione con la giustizia per la Camorra
rappresentava un pericolo. Orsi aveva iniziato a rivelare
al pm Alessandro Milita informazioni «utili per le
indagini» sul consorzio «Eco4», che gestiva lo smaltimento
dei rifiuti a Mondragone e di cui lui era titolare assieme
al fratello Sergio. E il 17 giugno avrebbe dovuto
testimoniare davanti al Gup Enrico Campoli nell'udienza
preliminare che vede fra gli imputati l'ex presidente della
Commissione di Vigilanza Rai Mario Landolfi. Un'udienza in
calendario il 20 maggio, slittata per difetti di notifica.
Forse allora Orsi avrebbe vuotato il sacco sui rapporti fra
i clan e la politica e sarebbe assurto al rango di
«superpentito», potendo così usufruire della protezione che
invece gli è mancata l'altro ieri quando è sceso sotto casa
a comprare un paio di bibite ai figli.
Quale che sia il
movente dell'agguato mortale di domenica, non è il primo
episodio (e, probabilmente, non sarà l'ultimo) di
un'offensiva camorrista a base di polvere da sparo e
sangue. Obiettivi: rese dei conti fra clan, o all'interno
dei clan, e, soprattutto, intimidazioni. Dopo gli arresti
degli affiliati alla fazione di Ciccio, scaturiti anche
dalle dichiarazioni di Anna Carrino (ex donna del boss),
sono caduti sotto il piombo dei killer Umberto Bidognetti
(padre del cugino di Ciccio, Domenico, che sta collaborando
con i pm), e Francesca Carrino, sorella di Anna, ferita
gravemente venerdì. Il messaggio è chiaro: chi parla muore
e la stessa fine la fanno i familiari delle «spie».
Insomma, meglio stare zitti. Un comportamento seguito
da molte delle persone (pregiudicate e non) interrogate
ieri dai detective che indagano sull'omicidio, che hanno
dovuto ricostruire la dinamica dei fatti senza l'ausilio di
testimoni oculari. I sicari hanno atteso a lungo Orsi
davanti al «Roxy bar» e, una manciata di minuti prima delle
13.30, hanno scatenato l'inferno premendo 18 volte i
grilletti di due automatiche, una calibro «9x21» e una «9
short». Un proiettile rimbalzato sull'asfalto è stato
recuperato dagli investigatori. Poi, quando Orsi era già a
terra ferito, uno dei killer gli ha esploso il colpo di
grazia in testa. Per Roberto Saviano, l'imprenditore era
«il Salvo Lima della Camorra». Per il suo legale era una
vittima: «Per quattro anni la loro società - ha spiegato
Carlo De Stavola - aveva versato 15 mila euro al mese al
clan mondragonese». E a prendere tangenti dai due sarebbero
stati anche i Casalesi.
Ieri il prefetto di Caserta ha
presieduto un vertice straordinario del comitato per
l'Ordine e la sicurezza. Massimo il riserbo sulle decisioni
adottate. Ma la linea emersa dalla riunione è chiara: lo
Stato c'è, e risponderà colpo su colpo all'offensiva della
Camorra.
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03/06/2008