Tutto è nato da una trentina di e-mail che Matàn, un ventenne che studia Scienze delle Comunicazione a Roma, ha inviato a un gruppo di amici. Poi è partito il tam-tam: posta elettronica, sms e solo alla fine un blog su Internet. Fatto sta che, complici i media tradizionali che hanno diffuso la notizia, a piazza Santa Maria in Trastevere ieri si sono ritrovati circa trecento persone armati di cuscini. Obiettivo: darsele di santa ragione. Si chiama pillow-fight. «A me sembrava una cosa divertente da realizzare - dice Matàn, che svela la sua identità di organizzatore solo alla fine della performance - Non mi aspettavo tutta questa gente». I «lottatori», muniti di cuscino, sono arrivati alla spicciolata poco prima delle 18 nel cuore di Trastevere. Non sono riusciti a rispettare la prima delle regole del pillow-fight, cioè mimetizzarsi tra la folla, nascondendo i cuscini. Emiliano, Laura, Alfredo e Beatrice, tutti più o meno diciassettenni, sono arrivati da Velletri per non perdersi l'evento. Il messaggio dell'evento? «Non ci va di omologarci e ci piace divertirci». Ma fare a cuscinate può essere anche una provocazione: «È un modo nuovo per vivere la città». Giuseppe ha 51 anni e ha portato in piazza sua figlia: «L'ho letto si Internet e ho pensato di coinvolgerla, perché era un modo divertente per passare una giornata insieme». La calma apparente della piazza è stata interrotta dal segnale scelto: i rintocchi delle campane di Santa in Trastevere. Così è iniziato l'evento. Nessun disordine, nessun ferito. La sorte peggiore l'hanno avuta i cuscini, ridotti in brandelli. Doveva durare solo 15 minuti, ce ne sono voluti 30. Poi è partito un applauso. Increduli turisti e passanti. Ancora più sbigottite le forze dell'ordine: «Non è configurabile nessun tipo di reato, quindi non possiamo fare nulla», dicono. Solo a questo punto, Matàn, come un eroe, esce allo scoperto. E il suo attimo di celebrità e non ha intenzione di perderselo. Il suo cuscino, quadrato e rosso, è uno dei pochi ancora intatti. Alla domanda se organizzerà ancora qualcosa di simile, risponde che non sa. «Ora dobbiamo metterci a ripulire la piazza», dice.