Erano passate da poco le sette di domenica mattina quando il sole è riuscito ad avere la meglio sulla notte ed è sbucato dietro i rami degli alberi di Villa Borghese, illuminando con la sua luce impertinente il palco su cui Capossela suonava da oltre un'ora. Fino a quel momento il live era stato avvolto solo dalla penombra o da un lontano e timido riflessso di luce. Improvvisamente il concerto ha cambiato volto. Il calore colpiva alle spalle e accendeva le figure sul palco. La musica cambiava direzione. La scaletta intimista lasciava spazio a brani più energici. Il canto di Capossela si faceva forte. Sulla terrazza del Pincio il sole ha sorpreso tutti e ha scoperto ciò che era accaduto fino a quel momento nel buio della notte. I fan erano accalcati ovunque: sui muretti, sulle panchine, sulle ringhiere e perfino sui lampioni della luce. Tanti piccoli Tarzan innamorati di quell'omino col cappello che dal palco sciorinava poesia, faceva ballare e commuoveva. In due ore di musica la scaletta ha attraversato gran parte della produzione: dai classici come «Che cos'è l'amor» fino agli ultimi successi «Moskavaltza» e «Ovunque proteggi». I fan avevano alle spalle una lunga notte insonne ma non hanno lesinato sulla danza. Al Pincio erano arrivati a piedi da tutta la città. Molti provenivani da piazza di Spagna dove alle quattro di sabato notte c'erano soltanto posti in piedi. Per tutta la durata della Notte Bianca, sulla scalinata di Trinità de' Monti è stato impossibile trovare un piccolo spazio per sedersi o un varco per salire o scendere. Bastava fare qualche passo per rendersi conto di quanto era difficile riuscire a vedere la Barcaccia circondata da intere comitive di giovani. Tutte le strade intorno a via dei Condotti e via Frattina sono state attraversate da un flusso ininterrotto di persone che hanno ammirato le vetrine dei più grandi stilisti e si sono fermati alle gelaterie. Al Pincio è giunto anche il sindaco Veltroni che, come di consueto, ha visto un gran numero di eventi. In piena Notte Bianca, alle 2 e 30, ha passeggiato in una via dei Fori Imperiali gremita per gli spettacoli che avevano come protagonisti le finte giraffe fatte di palloncini. Alle 3 e 30 era tra gli spettatori a Castel Sant'Angelo. Alle 4 e 30 era a visitare i restaurati Mercati Traianei e poi, alle 6 di ieri mattina, via al Pincio per il concerto di Capossela. Lì i giovani erano già assiepati da ore e gli ultimi arrivati hanno cercato di arrampicarsi perfino sui muri, evitando una scalinata ormai impraticabile. L'ultimo brano in scaletta è stato «Ovunque proteggi». Capossela si è alzato dal pianoforte col sorriso stampato sulle labbra. Ha abbracciato uno per uno i suoi collaboratori mentre all'orizzonte il sole faceva già brillare la cupola di San Pietro.