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Roma

Parchi romani abbandonati Il degrado dilaga ovunque

Giuseppe Grifeo
Aumentano le frequentazioni degli spazi verdi romani, ma nelle belle ville della Capitale rimangono e si accentuano i segni di decadimento e abbandono. Alcuni esempi.
Villa Ada per prima, con gran parte del suo muro di cinta pericolante e pericoloso, transennato nella parte che costeggia via di Ponte Salario e il viale interno intitolato a Federico II di Svevia.

Cosa dire poi delle inferriate che circondano il laghetto interno, in alcuni punti strappate da terra e poggiate sulla sponda: un vero pericolo per i bambini, soprattutto per quelli più avventurosi che si avvicinavano incuriositi all'acqua. Decadenza piena a Villa Glori con i suoi bidoncini portarifiuti in metallo rosi dalla ruggine. Poi, le tracce di consumo di stupefacenti e di rapporti sessuali su piazzale di Villa Glori alle spalle della grande croce e la presenza di alcuni sbandati che ne fanno ricovero temporaneo per farsi qualche bevuta o una dormitina.
«» uno scempio che dura da decenni - dicono due frequentatori over 60, marito e moglie - Nessuno ha mai mosso un dito.
La villa è lasciata a se stessa». Lo si vede nei vialetti malmessi, negli scalini insicuri, nelle aree recintate perché pericolanti, nella mancanza di potature delle piante, necessarie per evitare che grossi tralci cadano all'improvviso, anche sulla testa a qualcuno: lo testimoniano quei rami imponenti caduti dai grandi pini e ancora giacenti a terra.
A Villa Torlonia, sulla Nomentana, infiniti lavori (curati dal X Dipartimento e con il contributo del ministero dell'Ambiente) hanno restituito alla fruibilità solo tre strutture, trasformate in ottimi musei, lasciando ancora in cantiere una larga parte del parco. Inoltre, la mancanza di sorveglianza e attenzione guasta l'aspetto della parte aperta al pubblico.
Sui prati definiti «non calpestabili» da cartelli ben visibili, si trova gente sdraiata o in languide passeggiate: nessuno dice nulla. Poi i rifiuti, con cestini stracolmi e mai vuotati, pattume anche intorno e nelle fontanelle.
Non mancano tracce di rapporti sessuali e di punti un po' isolati utilizzati come latrine. Senza considerare chi, per motivi imprecisati, si infila nella rete dell'area a cantiere.
A Villa Borghese le tracce del degrado sono importanti ed evidenti. Una per tutte, la presenza di vere e proprie discariche.
L'esempio più evidente è accanto alle uscite del parcheggio sotterraneo su viale del Muro Torto, al passaggio fra il galoppatoio e l'ingresso delle auto al parking: cumuli di grandi buste di plastica, cartoni e altre porcherie. Ieri un gruppo di turisti che percorreva il marciapiede ha dovuto quasi «attraversare» il mucchio d'immondizia.
Infine Villa Pamphili che già nel suo biglietto da visita, lungo viale Leone XIII e all'interno dell'area, regala visioni di rifiuti vari. Il vero scandalo è la soprelevata pedonale fra le due zone verdi del parco. Deturpata da scritte, con i canali di scolo dell'acqua completamente intasati e colmi di terra: vi sono nate delle piante che fuoriescono dalle grate. Assoluto degrado.

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05/05/2008










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