La scenografia simile a una stiva vuota evoca il ventre di una città, simboleggiato da un deposito di scarti in una moltitudine di scarpe vecchie, stracci e cartacce, in cui è possibile riconoscere la Napoli stravolta e denudata del dopoguerra.
A metà tra la narrazione e il documento, in una sorta di reportage, il testo teatrale prende vita con una lucidità spietata che impone al narratore di impegnarsi nuovamente a mettere il dito nella piaga. Accanto al regista, Marion D'Amburgo e Maria Maglietta affiancano Elisa Cuppini, Alessandra Fazzino, Simone Martini, Guido Primicile Carafa, Michele Riondino, Giuseppe Sangiorgi e Caterina Simonelli per impersonare quella società di cui l'epidermide è metaforicamente solo la parte esterna. Il lavoro nasce da due laboratori, tenuti a Napoli e a Prato, per creare uno spettacolo costruito per quadri, quasi in una scansione che segua l'andamento del romanzo attraverso approssimazioni creative.
Un allestimento disperato in cui il trucco non c'è più, perché il teatro è diretto e aperto nell'offrire la testimonianza viva di un artista che conosce i suoi strumenti espressivi e sa come comunicare riflessioni ed emozioni civili. Il trionfo della morte appare caravaggescamente illuminato di una speranza di altruismo, l'unica via per un recupero di umanità grazie a parole visionarie, morbose e feroci senza appelli né redenzione. Nel foyer prosegue la battaglia per la cultura della solidarietà, per la pace e per il rispetto dei diritti umani con la mostra fotografica "La guerra com'è" che raccoglie le esperienze umanitarie di Emergency con proiezione di filmati, dibattiti e informazioni. Marco Baliani incontrerà il pubblico martedì 13 gennaio alle 17 sempre al Valle per raccontare quelle ed altre esperienze di intervento e di pace.
Vai alla homepage
07/01/2009