L'ULTIMO re in questione è Idi Amin Dada, presidente dell'Uganda e questo grande, complesso film, ci racconta la sua storia e quella parallela di un medico occidentale nell'Africa degli anni Settanta. Il medico, lui sì che è veramente scozzese, si reca in Uganda pieno di buoni propositi, sperando di aiutare chi ha bisogno. Si troverà di fronte, invece, un capo di Stato dalle innumerevoli, inquietanti sfaccettature che squasserà sin dalla base la sua concezione del vivere. «L'ultimo re di Scozia» non è un film-documento, la Storia, con i suoi vincoli, è solo un punto di partenza per portare alla luce la ferita che separa un continente, nonostante tutto, ancora oggi, colonialista, e un Paese che non ha alcuna intenzione di farsi colonizzare, soprattutto con le idee. Chi cerca un bel documentario può rispolverare «General Idi Amin Dada», di Barbet Schroeder, del 1974. Il film di oggi, invece, è una parabola sul difficile confronto, ormai centenario, tra Vecchio Continente e Africa Nera, un confronto che, chi ragiona solo con i principi della sua terra d'origine, non è in grado di affrontare. Da una parte c'è il giovane medico, generoso, altruista, convinto non solo di essere buono, ma anche che tutti siano pronti a dirgli grazie. Un idealista che vede tutto bianco o nero e che nemmeno immagina che la vita possa riservare ben altre sfumature. Dall'altra parte il dittatore, un uomo feroce e al tempo stesso raffinato, che è quasi stupito di essere arrivato al potere e che nessuno ancora lo abbia fatto fuori. Ci offre questo spettacolo Kevin Macdonald, premio Oscar nel 2000 per il documentario «One day in september». Nei panni di Amin, in una interpretazione che fa scuola, Forest Whitaker, giustamente candidato all'Oscar. A. A.