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PoesiaMare e amore in «Matrice e realtà» di Livia Bidoli

Se i versi sono pietre colorate

Paola Pariset
L'impressione è di un rutilare stordente di colori: nelle poesie di Livia Bidoli, raccolte nel libro «Matrice e realtà» (Edizioni Il Foglio), si riconosce l'amore di questa giornalista - linguista, saggista, critico letterario - per le pietre, per i loro preziosi colori, i loro riposti simbolismi, la loro organica e pulsante vita.

Forte e magmatico è infatti, in questi brevi scritti densi di ardite e infrenabili sinestesie, il grumo del vitalismo, della «matrice», che rende ricca e persuasiva la susseguente «realtà». Si avverte negli scritti di questa giovane donna la dimestichezza con Poe - oggetto della sua tesi di laurea - con Carrol, con Borges, specie nelle poesie in cui più costruita si innalza la «sua» realtà, come ne «Le onde meravigliose», «Narciso», «La verità sull'amore».
Domina nelle poesie di Livia Bidoli l'immagine del mare come chiarità, richiamando la di lei figura fisica, soprattutto gli occhi trasparenti e luminosi.
Ma le ritornanti tonalità perlacee non attutiscono la ribollente fisicità della poesia della Bidoli, segnatamente delle bellissime liriche d'amore, «Riflessi d'aurora», «È stata una vertigine», «La veste», «Il gemito e le grida».

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13/12/2008










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